18-10-2007, Musicdrome – Milano

Watain
Impiety
Kult

Bella serata questa al Musicdrome di Milano, che in parte mi ha riconciliato con la dimensione live del black metal, dopo le delusioni patite in occasione degli ultimi concerti ai quali ho assistito. Innanzi tutto, però, una nota di demerito: il locale ha cambiato nome (si tratta dell’ex Transilvania Live, ma tanto tutti continueranno a chiamarlo così) ma le brutte abitudini di un tempo sono rimaste invariate: birre al gusto acqua e a prezzi assurdi, impossibilità di uscire durante le esibizioni dei gruppi, cessi a dir poco “approssimativi” e varie amenità di questo tipo. Davvero vivissimi complimenti ai titolari per la loro lungimirante politica gestionale. Sorvoliamo e passiamo alla musica.

Aprono le danze i KULT, band nostrana che ha da poco pubblicato il suo esordio sulla lunga distanza, “Winds Of War”, e che ho avuto modo di vedere dal vivo nel Black Winter Festival del dicembre 2006, anche se il loro show in quel frangente fu funestato dai suoni a dir poco penosi del Thunderroad. Questa sera invece il fonico svolge con competenza il proprio dovere e la differenza salta subito all’orecchio. Il black metal di matrice squisitamente nordica proposto dai nostri colpisce nel segno con una studiata alternanza tra sfuriate belluine e gelide in stile Immortal e cavalcate in mid tempos, più marziali ma sempre fredde come una tempesta invernale, vicine per il gusto melodico a certo black di scuola finnica. Buona la prova del singer Bloodtide, dotato di uno screaming canonico ma sufficientemente graffiante ed affilato, ma tutta la band si è espressa su livelli più che accettabili, tenendo il palco con sicurezza. Peccato soltanto che l’esibizione dei nostri sia stata troncata in modo brusco sul finale, credo per motivi di tempo.

Dopo una breve pausa salgono sul palco gli IMPIETY, band proveniente da Singapore e capitanata dal leader Shyaithan, fresca della pubblicazione dell’ultimo full length “Formidonis Nex Cultus”.

I nostri sono fautori di un black/death/thrash grezzissimo e primordiale, nel disperato tentativo di seguire le orme dei maestri Beherit, Blasphemy e Sarcofago. Gli Impiety, anche se non sono certo degli sprovveduti avendo alle spalle già diversi album, non mi hanno mai completamente convinto su disco, e dal vivo confermano l’impressione che ho sempre avuto su di loro, ovvero che siano una band votata unicamente alla vuota cacofonia blasfema, ma priva di una reale sostanza. La loro performance è molto breve (una mezz’ora scarsa) ed anche apprezzabile sotto alcuni punti di vista, ad esempio per la violenza iconoclasta, la potenza distruttiva e l’intensità generate, ben supportate da suoni potenti e chiari (altrimenti si sarebbe scaduti nella confusione più totale). Peraltro alcune persone erano lì quasi esclusivamente per loro e si saranno senz’altro godute il concerto, ma il gruppo in questione per il sottoscritto resta privo di un effettivo spessore artistico (nel genere preferisco altre bands, quali Morbosidad e Proclamation).

Ed ecco il turno degli attesissimi headliner della serata, gli svedesi WATAIN. Da quando li sentii di supporto ai Dissection nel 2005 ne è passata di acqua sotto i ponti e la band di Erik Danielsson ha visto certamente aumentare la propria esposizione mediatica ed il proprio peso specifico all’interno della scena black. L’impatto visivo è molto spettacolare: piuttosto elaborata la scenografia, con tanto di catene, croci rovesciate, fiammelle cimiteriali, incensi e topi marci legati alle aste dei microfoni, con conseguente fetore nauseabondo che si spande per tutto il locale, l’odore della morte che la band intende evocare e venerare.

I nostri si esibiscono per una quarantina di minuti e, anche se mi aspettavo una performance di durata maggiore, non hanno assolutamente deluso le aspettative, dando vita ad uno spettacolo di grande energia emotiva e professionalità. La scaletta, come prevedibile, ha pescato soprattutto dall’ultimo album “Sworn To The Dark”, dal quale sono state proposte l’ottima title track e diversi altri brani quali “Underneath The Cenotaph”, “Stellarvore” ed una “Storm Of The Antichrist” da appalusi: la resa finale dei pezzi è garantita da suoni precisi e potenti che li rendono decisamente più convincenti e letali rispetto a quanto sentito su disco. La band tiene il palco con consumata maestria e senso teatrale, incitando il pubblico senza risultare mai irritante, anche se ho avuto l’impressione che sul finale i nostri fossero lievemente stanchi. Non manca naturalmente qualche salto nel passato, per la gioia dei molti estimatori dei primi lavori della band, ed infatti vengono proposte “Devil’s Blood”, “I Am The Earth” e “The Limb Crucifix”, canzoni con le quali i Watain hanno ormai scritto a lettere rosso sangue il loro nome nella storia del black metal. I nuovi pezzi non hanno comunque sfigurato accanto ai vecchi classici e il debito nei confronti dei Dissection, comunque percepibile, è stato meno evidente di quanto temessi, anche se il tour in compagnia della band di Jon Nödtveidt ha sicuramente avuto il suo peso nella produzione successiva della band svedese (anche la presenza di Set Teitan in qualità di live guitarist non deve essere casuale).

In ogni caso si è trattato di un concerto davvero piacevole, ben suonato da parte di un gruppo all’apice della propria carriera, che ha dato prova di personalità e dedizione alla nera fiamma.