30-05-2009, LONATO DEL GARDA (BS)

Nargaroth / Nehemah / Deathrow / Kulv / Icehenge / Kaiserreich / Sacro Macello Di Valtellina

Avevo una certa curiosità di assistere a questa prima edizione del Black Lake Metal Fest, festival dedicato all’underground black più estremo, che si svolge sulle rive del lago di Garda.

Purtroppo, a causa del mio senso dell’orientamento paragonabile a quello di una coccinella, non sono riuscito ad arrivare in tempo per assistere all’esibizione dei SACRO MACELLO DI VALTELLINA. Chi era presente mi ha riferito che i nostri sono fautori di un black metal dai risvolti melodici, ma di più non posso dire.

La prima band che ho occasione di vedere in azione sono i bresciani KAISERREICH, autori di una prova inficiata da suoni pessimi che purtroppo caratterizzeranno tutto il festival. I nostri, con il loro black metal di matrice darkthroniana, hanno comunque modo di cominciare a scaldare il pubblico che va pian piano riempiendo il locale (che a fine serata sarà sold out).

E’ quindi la volta dei fiorentini ICEHENGE. La band, che sarà l’unica a presentarsi sul palco senza face painting, propone pezzi tratti dall’ep di recente pubblicazione “At The Heart Of Titan Where The Stars Shine”, con uno stile molto vicino agli ultimi Immortal. Per loro una prestazione nella norma. Ho avuto l’impressione che la band necessiti ancora di un po’ di rodaggio in sede live.

Il primo gruppo ad entusiasmarmi sono invece i comaschi KULT, grazie soprattutto alla presenza scenica coinvolgente del singer Werewolf. Il loro black metal glaciale di scuola “finlandese” rende bene dal vivo, benché anche per loro i suoni fossero piuttosto scadenti. Tra i pezzi eseguiti da segnalare la cadenzata e marziale “Guerriero Di Un Tempo Perduto” e la terremotante cover dei Bathory “Woman Of Dark Desires” posta in chiusura.

Salgono quindi sul palco i livornesi DEATHROW, che si esibiscono per la prima volta dal vivo in Italia. Della loro performance mi hanno colpito soprattutto i pezzi più lenti e disperati di ispirazione burzumiana tratti dall’ultimo album “Gateways To Oblivion”. Più statiche e meno efficaci invece le canzoni veloci più Darkthrone-oriented. Buona la prestazione dietro il microfono di Gionata Potenti che si dimostra un singer potente, oltre che l’ottimo polistrumentista che tutti conosciamo.

C’era grande attesa per la prima esibizione dal vivo sul suolo italico dei transalpini NEHEMAH, ed il gruppo non ha certamente tradito le aspettative. Corven ed i suoi compari con i loro mantelli neri sono una presenza minacciosa ed inquietante sul palco e riescono a dare corpo ad un’atmosfera letteralmente maligna. Talmente maligna che tra il pubblico scoppia una rissa furibonda, sedata a mala pena dall’inesistente servizio di sicurezza del locale. Al di là di questo spiacevole episodio, bisogna sottolineare l’ottima prestazione del combo francese che è riuscito a riprodurre fedelmente dal vivo il pathos e l’angoscia che caratterizzano i brani su disco. Tra l’altro i nostri sono gli unici a godere di suoni decenti e questo consente di distinguere con precisione ogni strumento ed in particolare l’egregio lavoro svolto dalle tastiere. La band si è concentrata soprattutto sull’ultimo album ed ha eseguito tra le altre la cupa e malevola “Conscience in Evil” e la violenta e ferale “Through The Dark Nebula”.

Verso mezzanotte salgono sul palco gli headliner della serata ovvero i tedeschi NARGAROTH, capitanati da Kanwulf, o Ash come preferisce farsi chiamare ultimamente, che anche questa sera ha dimostrato di essere un personaggio totalmente sopra le righe (bastava vederlo fare il “mimo” sul palco…), benché mi sia sembrato molto più “scazzato” rispetto a quando ebbi occasione di conoscerlo a Guidonia circa due anni fa. La band, che si è esibita senza basso, ha potuto “beneficiare” dei suoni forse peggiori della serata (specie ad inizio concerto quando le due chitarre erano praticamente inudibili) e ha dato vita ad un’esibizione grezzissima ma carica di adrenalina, com’era lecito aspettarsi. La scaletta è stata abbastanza soddisfacente: attacco come di consueto affidato alla celeberrima “Black Metal Ist Krieg”, cui seguono in ordine sparso l’altrettanto famosa “Possessed By Black Fucking Metal”, “I Burn For You”, “Hunting Season” e la cover della burzumiana “War” cantata a squarciagola praticamente da tutti i presenti. Le due chicche sono invece rappresentate da “Abschiedsbrief Des Prometheus” da “Rasluka II” e dalla conclusiva “Vom Traum, Die Menschheit Zu Töten” da “Herbstleyd”, sulle note della quale Kanwulf abbandona il palco senza tante cerimonie. Peccato per l’assenza di qualunque estratto dall’ultimo lavoro “Semper Fidelis” che sicuramente non avrebbe sfigurato nella set list a fianco dei classici più datati. Questo dovrebbe essere l’ultimo live in Italia dei Nargaroth. Ci credete?
In conclusione si è trattato di una serata tutto sommato positiva, anche se continuo a pensare che festival con così tanti gruppi siano troppo dispersivi…