Andiamo a conoscere meglio Patriarch, giovane one man band di old school black metal, dietro alla quale si nasconde la mente creativa di F., personaggio decisamente attivo nella scena underground, che in questa lunga chiacchierata non si risparmia e ci illustra con dovizia di particolari l’universo sonoro, culturale e lirico (per certi versi originale e sorprendente) dei suoi vari progetti musicali.

Ciao F. e benvenuto sulla pagine virtuali di blackmetalistkrieg. Vuoi raccontarci com’è nato il progetto Patriarch e con quali propositi?

Patriarch è nato nei primi mesi del 2014, da una riflessione sul senso del mio impegno musicale e culturale. Il prodotto di quei mesi difficili è stato un concentrato di nichilismo, misantropia e rifiuto che ha tratto ampiamente ispirazione da gruppi come Akitsa, Bone Awl, White Medal, Darkthrone e simili. Dunque risulterà chiaro quale sia il proposito di Patriarch: manifestare il più netto rifiuto della società attuale, dei suoi falsi miti e delle sue mode. Il suono grezzo, minimale e tagliente ne è il mezzo privilegiato.

“Tyrant In The North” è un concentrato di grezzo e marcio black metal old style con venature punk. Quanto sono importanti queste due influenze nella musica di Patriarch e come hai coniugato questi due stili, apparentemente così lontani ma in realtà molto affini tra loro?

Come detto ho preso ampiamente ispirazione da gruppi che mischiano efficacemente black metal e punk, due generi che per certi versi hanno molto in comune, e soltanto i poco attenti alla storia del metal possono contestare questo fatto. Basti pensare a Bathory, Venom ed Hellhammer. Del punk ho preso principalmente il nichilismo, l’impatto musicale e l’immediatezza. In merito al black metal il discorso è più delicato. Ho tentato di accumulare distorsioni, suoni sporchi e low-fi, il tutto unito a un insieme concettuale che molto ha a che spartire con temi cari a Burzum, Akitsa, White Medal, Peste Noire e simili. Nel complesso mi pare che questi due generi si possano amalgamare efficacemente.

Com’è nata la collaborazione con l’etichetta inglese Legion Blotan Records?

Da uno scambio. George, anima dell’etichetta, quando ha saputo che suono anche in Blasphemous Noise Torment e Doomhammer, ha manifestato l’intenzione di produrre in cassetta quanto più materiale possibile di miei progetti musicali. Si è presentata quindi l’occasione per proporgli la mia nuova creatura. Il prodotto gli è piaciuto e per me è stato un grande onore vedere diversi lavori in cui ho suonato pubblicati dal fondatore di White Medal, una delle band che preferisco in ambito heathen black metal.

Perché hai deciso di pubblicare il primo lavoro di Patriarch in formato tape, in edizione limitata a 200 copie e con un artwork davvero minimale e “casalingo”? Si tratta in qualche modo di un omaggio alla vecchia scuola?

Sì, inoltre penso sia l’unico modo possibile in cui possa passare il messaggio che sottende a Patriarch. Il secondo demo, che uscirà sempre per Legion Blotan, manterrà fede a questo stile minimale e criptico, affine alla vecchia scuola black metal anni ’90. Al momento non vedrei agevolmente Patriarch in formato cd e il terzo lavoro, che si intitolerà probabilmente “Static Death And Desolation” non potrebbe che comparire in cassetta, un formato per pochi appassionati. Al limite in vinile…

Mi riallaccio alla domanda precedente per chiederti la tua opinione riguardo all’impatto di internet nei confronti dell’underground metal: positivo veicolo di diffusione o tecnologia invadente, che ha in qualche modo “ucciso” la magia degli anni a cavallo tra gli ’80 e i ’90?

Internet è un modo rapido ed economico per entrare in contatto con bands, label e appassionati. Questo è molto positivo visti anche i costi delle spedizioni postali. I video online e la musica scaricabile non penso possano realmente danneggiare l’underground. Chi supporta l’underground lo farà sempre e a prescindere, ben sapendo in cosa consista la differenza di possedere fisicamente prodotti musicali di valore. La diffusione della musica online facilita forse la scelta dei prodotti da supportare, evitando di prendere cantonate in un marasma di gruppi fotocopia o anonimi. Per certi versi la musica online facilita l’ascolto di album che magari si possiedono già nella propria collezione. Sono cresciuto supportando l’underground alla vecchia maniera e non penso che la magia del passato sia svanita, si tratta solo di comprendere i mutamenti e assecondarli con consapevolezza.

Il testo di “Derive” è tratto da una poesia di Gio-Maria Antonio Del Negro. Perché questa scelta?

Sono entrato in contatto con questa persona per motivi di lavoro, dal momento che sono grafico tipografo e ho molto apprezzato alcune delle sue poesie. Possiedo tutte le raccolte di poesie da lui pubblicate in tirature irrisorie e mi sono riconosciuto in molte delle sue composizioni. In esse ho trovato un tono decadente, nichilista e cupo, che però non si esaurisce mai nel piangersi addosso o nella disperazione fine a se stessa. Nei prossimi lavori utilizzerò sicuramente altri suoi testi.

Più in generale, di cosa parlano le liriche di “Tyrant In The North”?

Patriarch, sin dal nome, è un richiamo al ruolo del padre e più in generale dell’uomo nella civiltà europea. L’intento è quello di affrontare secondo prospettive anche inaspettate l’attacco che attualmente svariate elite culturali stanno conducendo contro l’idea di “maschio” e la virilità. Mi riferisco alla infame teoria del “gender”, alla assurda propaganda sul “femminicidio” o ancora alle vessazioni subite dagli uomini in sede di divorzio e così via. Potrebbe sembrare una cosa secondaria ma ritengo che l’idea di un uomo virile, responsabile e forte (non solo in senso fisico) sia il perno su cui la civiltà europea si è retta per secoli se non millenni. Oggi questo principio è largamente sotto attacco con pretesti, menzogne e raggiri di ogni genere. Si cerca di depotenziare l’uomo allo scopo di sradicare uno degli ultimi bastioni biologici dell’eredità culturale e storica europea. Per assurdo in tutta questa faccenda a rimetterci maggiormente sono le donne che si trovano affiancate da compagni inetti, svirilizzati, irresponsabili, immaturi e fondamentalmente inutili. La società matrigna e iperprotettiva in cui viviamo tende a castrare l’uomo sin dalla culla, arrivando quasi ad imporre uno stile di vita sessualmente caotico e dove non esistono più ruoli biologicamente definiti. Il discorso potrebbe essere lungo. Il rifiuto per questa società decadente e i suoi valori passa dunque per un attacco spietato ai suoi falsi idoli e una riscoperta di principi tradizionali e virili. La canzone “Macbeth’s Curse”, per esempio, parla della tragedia shakespeariana, dove il ruolo della donna è quello della crudele manipolatrice. Un ruolo che in fondo, in modi differenti, è molto diffuso ancor oggi. La title track parla del principio regale come principio virile di autorità oggi perduto e screditato. “Corner Of Emptiness” parla dell’incapacità di assumere il peso delle proprie responsabilità lasciandosi trascinare dagli eventi.

Puoi parlarci degli altri progetti musicali nei quali sei coinvolto? Blasphemous Noise Torment, Doomhammer e Caostruppen… spero di non averne dimenticato qualcuno…

Attualmente sto lavorando a un altro progetto death metal molto grezzo e uno low-fi black metal in cui suono la batteria, ma è presto per fornire informazioni certe. Blasphemous Noise Torment è il mio gruppo principale, un progetto in cui credo molto e in cui stiamo investendo molto impegno e forze. Prossimamente sarà fuori per Amor Fati il nostro secondo album “Reversed Cosmos”, che sviluppa lo stile bestial black death che ci ha caratterizzati fin qui. Credo ci farà guadagnare ulteriore credibilità nell’underground. Doomhammer è un gruppo molto immediato e vecchia scuola. Come sonorità si tratta di un thrash death con forti venature punk. Diciamo che i punti di riferimenti sono Hellhammer, Discharge, Venom e simili. Sono disponibili la raccolta dei primi tre demo in cd, il rehearsal in cassetta “The Day The Prey Becomes The Predator” uscita per Legion Blotan e prossimamente usciranno un nuovo demo e uno split con due gruppi thrash italiani. Caostruppen è il mio solo project completamento dedito a un brutale war metal in stile Conqueror, Black Witchery, Beherit, Blasphemy e simili. Nei prossimi mesi usciranno due split, uno per la Wohrt Records e uno per la mia etichetta Clan Of Exclusion.

Quali sono le principali differenze tra il comporre per un progetto solista come Patriarch e l’essere invece coinvolto nelle dinamiche di una band vera e propria?

Un progetto solista dipende unicamente dalla volontà e dai tempi della persona che lo anima. Un gruppo è invece una sorta di comunità d’intenti in cui bisogna mantenere in equilibrio personalità e impegni di ciascuno. Alle volte può essere stressante e stancante, ma se il gruppo è composto da persone dedicate anima e corpo alla musica che suonano allora si crea un legame inscindibile e profondissimo che arricchisce e potenzia ciò che si sta facendo.

Quali gruppi rappresentano per te le maggiori influenze musicali?

La lista potrebbe essere infinita, ne citerò alcuni in ordine sparso: Blasphemy, Angelcorpse, Revenge, Darkthrone, Marduk, Obituary, Bolt Thrower, Dismember, Akitsa, Hellhammer, Celtic Frost, Black Sabbath, Led Zeppelin, Iron Maiden, Metallica, Judas Priest, Beherit, Von, Sarcofago, Discharge, One Way System, Venom, Bathory, Impaled Nazarene, Conqueror, Diocletian, Axis Of Advance, Burzum…

Cosa ci dici invece dell’attività della tua etichetta, Clan Of Exclusion?

Ho scelto recentemente di cambiare nome da War Command Distribution a Clan Of Exclusion per distinguere la mia etichetta dalla War Kommand Production e per imprimere un marchio concettuale chiaro e distintivo. Il nome è preso da una canzone dei Darkthrone. Si tratta di una piccola etichetta dedita al più puro e intransigente metal underground. Mi focalizzo principalmente su death e black metal senza disdegnare altri generi estremi. Oltre alle vecchie uscite in cassetta recentemente ho pubblicato il validissimo mcd dei Comando Praetorio, band che comprende membri di Movimento D’Avanguardia Ermetico, Bastard Saints e altre grandi bands italiane. Si tratta di un gruppo di cui sentiremo molto parlare in futuro, a mio avviso, per il livello qualitativo della proposta musicale. Da poco è disponibile il mcd degli spagnoli Deathcraft, duo nato dalle ceneri dei Demonomancy (da non confondere con gli italiani). Qui si tratta di un prodotto che si colloca nel più estremo death war metal, un ascolto per appassionati e maniaci del genere. A breve uscirà lo split cd Caostruppen / Extirpation, un must per gli amanti di Revenge, Conqueror, Corpse Molestiation, primi Impaled Nazarene, etc. In futuro pubblicherò uno split tra AMBS e Ovre, folk black e black gelido anni ’90, la cassetta professionale del secondo album dei Blasphemous Noise Torment, probabilmente la cassetta dell’album dei Necromutilator e sono in trattativa con gli austriaci Abhorrot per il loro album in cd, validissimo death metal vecchia scuola. Insomma di carne al fuoco ce n’è parecchia… a breve on line il nuovo sito, per il momento tutti i contatti sono su facebook.

Lascio a te concludere come meglio credi l’intervista e ti ringrazio per la disponibilità…

Ti ringrazio per il supporto e lo spazio concesso.