Agonia Blackvomit / Under – A-U.7983

0
301

Succulento split tra due one man band fieramente appartenenti al più profondo e viscerale underground nostrano, entrambe provenienti dal Lazio. Ad aprire le cupe danze sono gli Agonia Blackvomit, progetto dietro al quale si nasconde il factotum Agonia, dedito ad un affilato e diretto black metal dal feeling nebuloso e cosmico. Il riffing è di matrice darkthroniana: conosciuto quanto si vuole ma sempre carico di un certo fascino perverso ed oscuro e, in questo caso, non privo delle variazioni necessarie per catturare l’attenzione dell’ascoltatore. A ciò si aggiungano uno screaming marcissimo, qualche effetto tastieristico ed una drum machine ben programmata, ad aumentare un’aura sintetica, sulla scia dei Mysticum, che ben si sposa con il concept generale: un viaggio siderale tra incubi, disperazione e disgusto. Con gli Under ci si muove sempre nei territori di un black metal grezzo e primitivo, ancora più low-fi nella resa sonora strumentale e vocale (il cantato semi-pulito mi ha ricordato da vicino gli Urfaust): i pezzi, caratterizzati da un riffing plumbeo ed oppressivo ma con sorprendenti assoli melodici molto azzeccati, raccontano in prima persona l’odissea interstellare dell’ultimo abitante della Terra, alla deriva nello spazio profondo, a bordo della navicella Tundra 66, nel tentativo di raggiungere un altro pianeta in grado di ospitare la vita, sul quale si è rifugiato il resto dell’umanità. Da questa descrizione sonora si distaccano i due brani conclusivi: “Black Sabbath” (che ripropone con una minima variazione il riff portante della notissima “Iron Man”) è niente più che un omaggio al gruppo di Ozzy Osbourne e compagni, dal cui lavoro seminale tutta la musica metal così come la conosciamo non può prescindere, mentre “Mystey” è una tenue nenia acustica, dal sapore intimista. Un disco onesto, che si presenta ed appare esattamente per quello che è e che colpisce soprattutto per la genuinità compositiva ed esecutiva.