Skoll / Uruk-Hai – Through The Mountains Mist They Came

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In elegante edizione digipack, limitata a cinquecento copie (per chi è ancora – fortunatamente – convinto che la musica possa giovarsi anche di un supporto fisico), esce sotto l’egida della sempre attiva Aphelion Productions questo interessante split, che vede misurarsi due realtà stilisticamente molto distanti ma vicine dal punto di vista concettuale. Ad aprire le danze sono i nostrani Skoll, che a mio giudizio vincono a man bassa il confronto con i compagni di release: i nostri propongono tre pezzi di pagan black metal, che uniscono l’epicità tipica del genere ad un’atmosfera misteriosa, capace di rievocare tradizioni e riti ormai sepolti dalla sabbia del tempo, senza trascurare un certo piglio aggressivo, a tratti più evidente (è il caso di “In The Mist I Saw”, canzone che ha lo stesso titolo del primo demo della band, pubblicato nel lontano 1996). Oltre ai vecchi Falkenbach, il principale riferimento compositivo restano i Bathory del periodo “Blood Fire Death” / “Hammerheart” / “Twlight Of The Gods”, trittico che segnò la nascita e dettò i canoni del pagan/viking metal come oggi lo conosciamo: e del resto M., mastermind degli Skoll, non ha mai nascosto la sua ammirazione viscerale per Quorthon e la sua creatura, che in quest’opera vengono rispettosamente e doverosamente omaggiati. Più debole e meno ispirato del solito mi è parso invece il contributo di Uruk-Hai: one man band austriaca dietro la quale si cela il factotum Alexander “Hugin” Wieser, che nel corso degli anni ha sfornato una quantità incredibile di lavori (oltre novanta – sì, avete letto bene – tra albums, demo e split!!!), con inevitabili picchi e cadute qualitative. In questa circostanza il dark fantasy ambient del nostro, ispirato al mondo e ai personaggi del (cattolicissimo) J.R.R. Tolkien, si incarna in composizioni molto lineari, costruite su elementari linee di synth, sulle quali si innestano poche variazioni percussive, qualche arpeggio acustico e sporadiche vocals (“Reiter Theodens”). A metà strada tra Summoning e certi lavori di Mortiis (almeno nelle intenzioni), queste canzoni risultano piuttosto piatte e prive del fascino ancestrale che caratterizzava un’opera come “A Night In The Forest”, forse la migliore, ed anche la più conosciuta, del progetto Uruk-Hai. A conti fatti “Through The Mountains Mist They Came” è un disco comunque godibile e, pur tra alti e bassi, potrà coinvolgere una vasta fetta di ascoltatori.

REVIEW OVERVIEW
Voto
65 %
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