Myrholt – Med Samme Naal, Under Samme Maane

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Vera e propria operazione nostalgia quella posta in essere dal progetto solista norvegese Myrholt con questo “Med Samme Naal, Under Samme Maane”, album che suona in tutto e per tutto come se fosse stato pubblicato nella prima metà degli anni novanta, ed in effetti pare che i pezzi contenuti in questo disco siano stati scritti o comunque abbozzati proprio nel 1992 dal mastermind Ole Alexander Myrholt, allora appena adolescente, e successivamente completati e rifiniti in diverse sessioni nel corso degli anni. Si tratta di un personaggio piuttosto attivo nella scena underground, anche se forse poco noto ai più, che ha fatto parte di diversi progetti, tra i quali i più conosciuti sono probabilmente Diabolical Breed, Archon e Those Left Behind. True norwegian black metal è quello che ascolterete una volta premuto il tasto play, niente di più e niente di meno: un clichè stilistico che ogni appassionato conosce a menadito e che in questo caso ci viene riproposto nella sua più incontaminata purezza; il che non è di per sé un male, soprattutto considerando alcune inaspettate e deludenti derive evolutive avute dal genere negli ultimi tempi. Qui ci sono tutti gli ingredienti tipici del genere: violenza esecutiva e un’abbondante dose di melodia, atmosfere oscure e glaciali alternate con sapienza a passaggi più riflessivi e malinconici, il tutto condito da un feeling pagano che fa sempre capolino ed in qualche occasione diventa protagonista assoluto. Questa tetragona attitudine old school rende inevitabili e quasi obbligatori paragoni e somiglianze con vari gruppi che hanno fatto la storia del genere: e così nei momenti più freddi e sferzanti sono chiamati in causa i Darkthrone di “Under A Funeral Moon” e i Trelldom di “Til Evighet…”; nei midtempos i primi lavori di Burzum (ascoltate il riff portante di “Inn I Den Blaa Flammen” e ditemi se non vi viene immediatamente di pensare a “Stemmen Fra Tårnet”); nei frangenti più epici invece Kampfar, Wigrid e Isengard (“Kysten” con i suoi cori in clean vocals potrebbe tranquillamente essere uscita da una session di “Vinterskugge”). Insomma nulla di nuovo ma a suo modo “Med Samme Naal, Under Samme Maane”, pur non presentando certamente i crismi del capolavoro, riesce ad essere coinvolgente e a far vibrare quelle emozioni indecifrabili, ma nerissime, che solo questo tipo di sound, così genuino e incorrotto, è in grado di suscitare. So pure… so cold!

REVIEW OVERVIEW
Voto
75 %
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