Delirio Occulto – Human Larva

0
249

Scordatevi i Delirio Occulto come fino ad oggi li avete conosciuti. La band siciliana con questa seconda fatica sulla lunga distanza si presenta infatti sotto una veste completamente nuova rispetto al passato, sotto il profilo sia lirico che musicale. “Human Larva” è un concept sul degrado dell’uomo contemporaneo e sugli abusi (di vario genere) quale unica (ma illusoria) via d’uscita dalla prigione più o meno ampia nella quale ognuno di noi è costretto a vivere quotidianamente. A questo ultraviolento sostrato lirico, iconograficamente rappresentato da una copertina più che esplicita e provocatoria, fa da contraltare una musica affatto diversa da quanto proposto dai nostri dagli esordi e fino al precedente “Echoes From The Ancient World” (primo full length, pubblicato nel 2015). Se quest’ultimo era un disco saldamente ancorato ai dettami del più classico black metal vecchio stampo (dai Celtic Frost alla scuola norvegese dei primi anni novanta), “Human Larva” è invece un lavoro decisamente più rock’n’roll oriented, caratterizzato da un riffing ficcante e nervoso, imbastardito da elementi thrash e hardcore. Black’n’roll? Direi di sì, visto che i Delirio Occulto pagano evidentemente dazio ai Venom di “Welcome To Hell” e “Black Metal”, ai Carpathian Forest, agli ultimi Satyricon e ai Darkthrone post “The Cult Is Alive”, tenendo sempre ben presente la lezione impartita dagli immarcescibili Motorhead, band la cui influenza sulla scena metal estrema continua ad essere costante ed ormai non più sorprendente. Nulla di nuovo in realtà perché questo genere di sonorità è già stato proposto da diversi altri gruppi, anche nel recente passato (ed anche in territorio italiano, si pensi ad esempio ai Whiskey Ritual) ma l’ensemble isolano si dimostra davvero abile nel costruire intrecci chitarristici trascinanti e di immediata presa sull’ascoltatore (e c’è da scommettere che dal vivo i pezzi di questo album renderebbero maledettamente bene). Ma vi è qualcosa in più, ovvero una costante tensione a superare i limiti e a non lasciarsi imprigionare in scontati luoghi comuni, percorrendo, per quanto il genere prescelto lo consente, sentieri sperimentali: sono un esempio di questa tendenza, che si manifesta soprattutto nella seconda parte del lavoro, i cori in clean vocals di “Hero-In V(a)ein” e “Rest In Torment (KarmApocaTits)”, l’intermezzo dal sapore vagamente industrial “Synthetic Eyes In A Plastic World”, le melodie quasi dark di “Egocaine” (che potrebbe essere tranquillamente una canzone dei Dark Tranquillity) od ancora il break ambient elettronico della conclusiva “Gemini In Gemini”. Piccoli esperimenti che non stravolgono la linearità di un lavoro complessivamente molto compatto ma che rendono l’idea delle possibilità compositive della band capitanata da Rex e delle ulteriori influenze che potrebbe incorporare nel proprio sound nel prossimo futuro, fino (chissà) a valicare completamente i confini del black metal. Per ora gustiamoci questo ottimo lavoro, ipervitaminizzato ed a tratti veramente coinvolgente, lasciandoci affondare nella spirale discendente di disgusto e disagio metropolitano raccontata da testi e musica, nella consapevolezza che, in fondo, siamo tutti potenziali larve umane.

REVIEW OVERVIEW
Voto
75 %
SHARE
Previous articleCorpus Diavolis – Atra Lumen
Next articleExtermination Deathcult – Death To This World

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here