Gehennah – Hardrocker

0
543

“Too drunk to be silent, can’t stay on his feet / With a horrible language he crawls down the street / A pleasant condition, can’t hold down the food / Fistful of vomits, he’s now in the mood / When he starts tumbling and drops to the floor / It’s sign he awaits, he’s got to drink more / Insulting the shorthaired, his arms start to twist / Their nose bones receives the speed of the fist / He’s dirty… he’s alone… he’s metal to the bone”. Basterebbero questi pochi versi (invero alta poesia), tratti dall’omonima opener di “Hardrocker”, debutto sulla lunga distanza datato 1995 degli svedesi Gehennah, per mettere immediatamente in chiaro il concept alla base di questo indiavolato quartetto, figlio illegittimo di Exodus, Bathory, Venom e Slayer, che seppe imporsi all’attenzione dell’audience extreme metal a suon di violentissimo ed ipervitaminizzato thrash in un periodo dominato dal black metal scandinavo che in quegli anni produceva i suoi massimi capolavori. E se ancora non foste pienamente convinti basterebbe dare un’occhiata alla foto in copertina per fugare ogni residuo dubbio sull’attitudine del gruppo: vomito, birra, risse, puttane psicopatiche e tanto, tantissimo thrash, declinato secondo i più classici stilemi ottantiani, duro e puro, appena sporcato da un alone oscuro che potrebbe giustificare l’etichetta thrash/black. Poco importa in realtà perché di fronte all’energia primitiva e liberatoria sprigionata da canzoni come la già citata “Hardrocker” o la tellurica “Winter Of War” o la programmatica “Beerzerk” o ancora la maleducata e divertentissima “Piss Off, I’m Drinking” ogni definizione diventa superflua e tutto quello che importa è lasciarsi trascinare nel più selvaggio pogo tritaossa. Tutti i quattordici pezzi che compongono l’album sono tiratissimi up tempos e scorrono che è un piacere sostenuti come sono da un riffing frenetico, a tratti tendente al punk più grezzo, e da una sezione ritmica letale (ottima in particolare la prova di Hellcop dietro le pelli). Da incorniciare anche il cantato di Mr. Violence, che urla come un forsennato con la sua voce roca e sguaiata e sembra davvero un gemello di Cronos in stato di ebbrezza. Ogni nota è un colpo di mitragliatrice: in pratica nessun rallentamento e nessun assolo; soltanto vomito, birra, risse, puttane psicopatiche e tanto, tantissimo thrash (l’ho già detto?). Ubriachi, arroganti, molesti. Thrash or die!

REVIEW OVERVIEW
Voto
80 %
Previous articleUlvegr – Vargkult
Next articleDiable Amoreux – Omog

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here