Urgehal – The Eternal Eclipse

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“15 Years Of Satanic Black Metal”, così recita il sottotitolo (e mai descrizione fu più appropriata) di questa raccolta autocelebrativa degli Urgehal, forse una delle bands più rappresentative della così detta seconda ondata del black metal norvegese, di certo una delle più valide insieme a Taake e Koldbrann. Il gruppo di Trondr e Mannevond si è sempre mantenuto saldo ai principi, musicali e non, del più ortodosso true black metal, senza scendere a patti con le mode del momento e i compromessi grandi e piccoli del music businnes; ha vissuto ed è progredito nell’ombra, dando vita nel corso degli anni ad album di tutto rispetto all’insegna del più oscuro ed intransigente underground. Questo disco è una vera chicca per i sostenitori della band, perché non è un semplice best of ma propone pezzi vecchi (ormai introvabili) e nuovi ed altri rivisitati, dando l’idea della progressione stilistica e della maturazione compositiva dei nostri. Si parte con tre brani tratti dalle session dell’ultimo album “Goatcraft Torment”, del quale mantengono inalterato il tiro e la ruvidezza: tre fucilate di gelido e satanico black metal, caratterizzate da un riffing scarno e tagliente, che denota qualche deriva thrash alla Azaghal (specie nella veloce e nervosa “We Are Unholy”), e da una produzione sufficientemente precisa e potente. Seguono due pezzi tratti dall’ep 7” “Demonrape”, pubblicato nel 2005, e “Nekromisantrop”, l’unico episodio inedito del lotto. Lo stile non è molto differente da quello delle songs più recenti; forse c’è una minor ricercatezza negli arrangiamenti e certe soluzioni sonore sono più grezze ed immediate, ma sempre di insano e marcio black metal si tratta. A seguire “Veadtuck”, cover degli storici Von, già apparsa nella compilation-split di tributo alla band americana “A Norwegian Hail To Von” del 2006, e le rivisitazioni di “The Eternal Eclipse” e “Bloodhunt”, già pubblicate in altra versione sul primo album dei nostri, “Arma Christi”, del 1997. Questi ultimi pezzi sono delle rehearsal e dunque la qualità del suono è piuttosto scadente; si può in ogni caso notare come il songwriting degli Urgehal fosse ai tempi molto più dipendente dalla lezione dell’accoppiata Darkthrone/Gorgoroth di quanto non lo sia oggi. Completa l’opera un libretto ricchissimo di foto malate e di note sulla storia della band. Che dire in conclusione? Un disco essenziale per i fans degli Urgehal ed utile per chiunque voglia avvicinarsi a questo gruppo che ha scritto pagine importanti nel libro del black metal (non date retta ai puristi dell’ultima ora che si metteranno a pontificare sulla presunta inutilità di questa uscita); il giusto omaggio ad una band che ha vissuto i primi quindici anni della propria storia con coerenza e dedizione.