S.U.T.U.R.E. – Sacrificed Universe. Torment Unleashead. Raise Extinction.

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Band francese di recente formazione i S.U.T.U.R.E., inizialmente un duo formato da Raw Fimbulwinter (basso, voce) e Dhar (chitarra), ai quali si è successivamente aggiunto il batterista H.KA., danno alle stampe questo ep di debutto, prima pubblicato in versione digitale ed ora ristampato dalla connazionale Black Pandemie Production in formato cd ed in edizione limitata a 135 copie, dopo la ri-registrazione delle parti di batteria. “Sacrificed Universe. Torment Unleashed. Raise Extinction” è un lavoro breve ed affilato, caratterizzato da un riffing nervoso e cattivo di stampo old style black metal, che si lascia tuttavia imbastardire a tratti da influenze di matrice punk e crust. L’approccio misantropico dei nostri è sintetizzato perfettamente dalla minacciosa frase che campeggia all’interno del booklet: “People are your pollution, death is your solution”. Dopo una breve introduzione affidata ad un canto monastico, l’opener “Miserable Insect” mette immediatamente in chiaro le intenzioni bellicose del trio transalpino, vomitando sull’indifeso ascoltatore una colata di puro odio veicolato attraverso chitarre taglienti, una sezione ritmica granitica e urla da demone agonizzante. Le coordinate stilistiche del lavoro sono così segnate perché anche gli altri pezzi si muovono lungo i medesimi binari, lasciando fluire liberamente rabbia nichilista e furia iconoclasta. Il tutto incorniciato da una produzione piuttosto grezza ma mai eccessivamente cacofonica, che esalta il mai sopito spirito punkeggiante del trio d’oltralpe. Ed è per questo motivo che, oltre ai norvegesi Urgehal, non a caso omaggiati con la cover della loro “Goatcraft Torment”, mi sento di indicare tra i riferimenti compositivi dei nostri anche gruppi come Tsjuder, Carpathian Forest e Impaled Nazarene. La brutalità e la ferocia sprigionate da ogni  singola nota terminano bruscamente tra i suoni distorti e disturbanti della conclusiva “Amp Symptom”, episodio sperimentale dal sapore industrialeggiante che funge da outro del lavoro. Per emergere in modo più netto dal folto sottobosco underground della sempre fiorente scena francese sarà probabilmente necessario dare sfoggio di ancora maggiore personalità ma quest’opera prima rappresenta comunque un esordio decisamente apprezzabile, all’insegna della violenza e dell’integralismo sonoro più intransigente. A questo punto non ci resta che attendere fiduciosi la prima prova sulla lunga distanza, la cui uscita è prevista per il 2019.

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