Tsathogguath – Gates Into Pristine Abyss

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I Tsathogguath esordiscono direttamente con questo full length. Si tratta di una one man band russa. Il genere proposto è un depressive supportato da una drum machine. Per essere più precisi possiamo dire che è quasi un plagio nei confronti di Xasthur, di cui c’è anche una cover. Il riffing malefico contraddistingue l’album, oltre al cantato effettato, alla Nehemah. Diciamo che le idee di fondo potrebbero anche essere interessati, ma il complesso non riesce a convincere. Prima di tutto le composizioni sono troppo piatte e ripetitive, tenendo conto che un brano dura in media otto minuti. In secondo luogo la batteria ha un suono pessimo, o paradossalmente troppo riverberato e profondo, che alla lunga infastidisce l’ascoltatore e che per nulla si fonde col resto del disco. Peccato, perché le atmosfere create dai distorti arpeggi di chitarra e il cantato in questo stile potevano essere supportati in modo migliore. Morale della favola, non tutti sono Varg Vikernes e, considerando questo, per produrre qualcosa di interessante dovrebbero valutare l’idea di richiedere la collaborazione di qualche musicista, anche per un apporto minimale. Altrimenti si finisce come questi Tsathogguath, dove delle idee comunque interessanti vengono vanificate dalla pessima realizzazione. Un batterista in carne e ossa avrebbe giovato all’album, forse in maniera decisiva.