Primigenium – Intolerance

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Intolleranza. Una parola emblematica dà il titolo alla seconda fatica sulla lunga distanza dei Primigenium, duo proveniente da Madrid e formato da Smaug e Alhaz. In Spagna i nostri sono considerati tra le bands di culto del panorama black metal più intransigente, violento e pregno di rabbia e odio, non fosse altro perché sono in attività dai primi anni novanta e sono stati tra i primi ad importare le classiche sonorità di matrice scandinava nella penisola iberica. L’opener “Pure Black Fucking Metal” è un manifesto d’intenti: riffing glaciale, produzione sporca e gracchiante e quell’atmosfera macabra e blasfema che si respira soltanto all’ascolto della musica near più ispirata, per quanto fedele ai dogmi di una tradizione che all’epoca potevano dirsi già ampiamente consolidati. Attraverso linee di chitarra essenziali ed ossessive, che in qualche frangente lasciano spazio ad influenze maggiormente thrash oriented, il gruppo riesce a descrivere efficacemente paesaggi e stati d’animo devastati, dove caos e distruzione regnano sovrani, senza tuttavia trascurare un piglio più evocativo ed a tratti perfino malinconico. Dalla title track alla conclusiva “Theatre Of Souls” è un susseguirsi di pezzi taglienti, minimali e marcissimi (non è casuale la cover di “Demoniac”, storico brano dei seminali Blasphemy), che recuperano il celeberrimo trademark darkthroniano, con riferimenti evidenti anche alle Legiones Noires ed a gruppi come Veles e Vargsang. Questo è un disco furioso, cattivo ed emozionale, concepito e suonato come dovrebbe essere ogni lavoro di “true black metal” – e perdonate l’abuso di un’etichetta che forse ha perso il suo significato originario –, da fruire senza la pretesa di scovare immaginifiche soluzioni tecniche o proposte d’avanguardia: sotto questo profilo l’intento è senz’altro raggiunto. Una volta si sarebbe detto: la nera fiamma vive! Possiamo dirlo anche ora, senza timore di risultare fuori moda o anacronistici.