Necrodeath – The Age Of Dead Christ

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Prima che l’intero movimento black metal prendesse piede nelle gelide lande norvegesi, nel Bel Paese nasceva una delle band più longeve del metal estremo, band che ha contribuito enormemente allo sviluppo di una scena già in parziale declino (quella thrash) verso una strada oscura ed occulta. Chi ha ascoltato i primi lavori dei Necrodeath di fine anni ’80 e in primis il seminale “Into The Macabre” (qui la recensione) sa di cosa parlo e difatti i genovesi sono stati citati a più riprese come influenza importante da gruppi anche molto noti. Dopo un periodo di pausa dovuto agli impegni del signor Marco Presenti (in arte Peso), i Necrodeath tornano ad incidere nel 1999 “Mater Of All Evil” (qui la recensione) e da allora ben dieci sono stati gli album registrati dalla band. Dopo il buon “100% Hell” del 2006, i dischi seguenti non hanno saputo colpire e a volte, come per l’ultimo “The 7 Deadly Sins” non si sono risparmiate le critiche ad una band data per mezza morta nonostante la sempre fervente attività. La prima domanda che sorge spontanea in merito a questo ultimo full-lenght è: ha ancora senso ascoltare i Necrodeath nel 2018? Ascoltate il cd e la risposta ve la darà la band stessa a botte di spranga sui denti! Sembra di essere tornati indietro nel tempo, e non solo per la grafica (ritorna in copertina il vecchio logo), ma anche e soprattutto per la musica. Poco più di mezz’ora assassina di thrash/black vecchia scuola suonato con cattiveria ma al contempo curato, dove i dettagli fanno la differenza. In formissima tutti i membri della band, dallo screaming inconfondibile di Flegias all’ottimo lavoro sulle ritmiche di Peso e G. Fontana, fino agli arpeggi demoniaci dell’inossidabile Pier Gonnella. Siamo davanti ad un ottimo cd che si lascia ascoltare ed apprezzare velocemente, dove ai momenti più tirati (la gran parte del disco in realtà, per fortuna) si alternano track più calme ma non meno riuscite, su tutte “The Triumph Of Pain”. La traccia che vi farà subito innamorare del disco è senza l’opener “The Whore Of Salem”, con un chorus tiratissimo e quello stacco old school davvero malato. Straordinari. I Necrodeath si confermano quindi una garanzia per chi avesse le orecchie stanche e il morale sotto i piedi per le varie cazzate ipermoderne di plastica confezionata con altra plastica. Qui non si scherza, siamo di fronte ad un grande album che colpisce duro e vi farà muovere la testa fino allo svenimento! Bentornati!

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