Nemus – Volontà Dell’Essere

0
246

Secondo album autoprodotto, dopo l’esordio omonimo del 2006, per la creatura Nemus, dietro la quale si cela il factotum Lurtz, già membro dei raw black metallers Nurn. Il progetto Nemus poggia su una solida e, per certi versi, originale costruzione filosofica e si fa espressione artistica e concettuale del più puro individualismo, inteso come unica via per la ricerca ed il raggiungimento della libertà interiore dell’io contrapposto alle sovrastrutture sociali e ai condizionamenti culturali. Da un punto di vista prettamente musicale, questa one man band è vicina alla tradizione del black metal norvegese di metà anni novanta, che viene reinterpretata con devozione ma anche con la giusta dose di personalità. L’opener e title track riprende il classico riffing di matrice darkthroniana, unito a melodie sinistre ed atmosfere gelide che richiamano i migliori Satanic Warmaster. I ritmi si fanno più lenti ed il feeling più malinconico nella successiva “Il Nuovo Cammino”, cupa nenia vicina a certi pezzi dei primi Judas Iscariot. Dopo l’intermezzo “Attraverso Il Sentiero D’Inverno”, che ricorda molto la burzumiana “The Crying Orc”, si riprende con la raggelante “Tempo Di Borea”, sulla quale aleggia ancora lo spettro della band di Fenriz e Nocturno Culto. Chiude il lavoro “La Marcia Nel Buio”, l’episodio più riflessivo e mesto del lotto, e forse quello meglio riuscito con il suo andamento dolente e cadenzato, il riffing portante vagamente nargarothiano e l’assolo melodico finale davvero colmo di tristezza. Il cantato in italiano stentoreo e marziale è inevitabilmente accostabile agli Spite Extreme Wing, ma conserva una sua specificità ed è fondamentale nell’economia dei pezzi rendendoli quadrati e rocciosi. “Volontà Dell’Essere”, in conclusione, è un lavoro decisamente appetibile, ispirato pur nella sua immediata linearità, e graziato anche da una produzione nel contempo fredda e grezza al punto giusto. Da ascoltare.