Varathron – His Majesty At The Swamp

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Album d’esordio per i greci Varathron, “His Majesty At The Swamp” può a buon diritto considerarsi tra i capisaldi del black metal ellenico. Mentre nelle gelide e oscure lande norvegesi Darkthrone, Gorgoroth, Mayhem e compagnia definivano le coordinate stilistiche del black metal, nella più calda, magica e misteriosa Grecia una manciata di gruppi (oltre ai nostri, sono obbligatoriamente da citare Rotting Christ, Thou Art Lord e Necromantia) trovava la propria via personale a questo genere musicale così duttile e variamente interpretabile. L’approccio dei Varathron alla materia black, come quello delle bands ricordate, almeno all’inizio delle rispettive carriere, era decisamente meno minimale di quello dei gruppi provenienti dall’Europa del Nord e riprendeva svariate influenze dall’heavy metal di matrice ottantiana. Questo elemento “classico” è ben presente in questo album sotto forma di melodie e assoli che costellano i vari pezzi. I Varathron sono anche abili nel recuperare sonorità doom oriented; specie la parte iniziale dell’album è caratterizzata da tempi lenti e dilatati e da un riffing nemmeno troppo velatamente sabbathiano. I Varathron però colpiscono nel segno anche quando si lasciano andare a cavalcate furiose e marziali (“Lustful Father”, “Nightly Kingdoms”), cariche di groove e pregne di un fascino mistico e occulto tipicamente mediterraneo, un feeling vicino per certi versi ai primi lavori dei nostri Mortuary Drape. La voce del singer Necroabyssious (unico membro fondatore rimasto in pianta stabile nella line up) si fa perfetta interprete di quest’aura maligna ed esoterica che trasuda dai brani, col suo screaming-growling sofferto e lacerante. “His Majesty At The Swamp” è un lavoro spontaneo e primitivo, genuino come la gran parte dei dischi usciti nella prima metà degli anni novanta; un album che si ascolta con una punta di nostalgia per quei tempi, considerando anche lo stato di sconfortante mediocrità (salvo i soliti nomi noti) della scena greca attuale.