Malauriu – Morte

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C’è del marcio sotto il caldo sole della Sicilia! È da lì infatti che provengono i Malauriu, e precisamente da Sciacca (Agrigento), centro focale di quella che è stata, e credo sia ancora, la così detta scena mediterranea, raggruppamento di bands (tra le quali vale la pena di citare Inchiuvatu, Astimi e Lamentu), che nel corso dell’ultimo decennio del secolo scorso seppe far sentire la sua voce, con una grande quantità di produzioni ed un’invidiabile originalità creativa, in ambito black e non solo. Non so se la scena in questione esista ancora e se i nostri ne facciano effettivamente parte: comunque stiano le cose, i Malauriu nascono nel 2013 ed hanno alle spalle un full length (“Semper Ad Mortem Cogitantes”, pubblicato nel 2017), un ep e diversi split, oltre ad aver partecipato ad un paio di compilation dedicate al black metal tricolore. Oggi i Malauriu, capitanati dal chitarrista A. Schizoid, sembrano aver raggiunto una certa stabilità a livello di line up ed escono con questa nuova fatica, un mini edito in trecento copie dall’italiana Southern Hell Records. “Morte” (titolo programmatico) è un lavoro classico nell’impostazione e nella realizzazione: tre pezzi di arcigno e necrotico black metal vecchia scuola, incorniciati da tradizionali intro ed outro tastieristici dal sapore orrorifico. Tutto è come da copione, prevedibile quanto volete ma comunque efficace nel veicolare sensazioni mortifere, grazie ad una produzione polverosa e catacombale, ad un drumwork caotico e bestiale, ad uno screaming ferale e primitivo e ad un riffing vorticoso, affilato e sanguigno, a metà strada tra le atmosfere gelide tipicamente norvegesi ed un certo gusto per le melodie infernali che ci riporta invece alla scuola svedese della prima metà degli anni novanta. Le tre canzoni proposte sono tutte godibili ma quella più riuscita nel complesso è probabilmente “Behold The Damnation” (qui il link youtube). All’ascolto mi è tornato alla mente “Wolf’s Lair Abyss”, forse l’ultimo lavoro degno di nota dei Mayhem, e ritengo che l’accostamento non sia affatto peregrino. “Morte” è un dischetto onesto e compatto, che non inventa e non pretende di inventare nulla ma che si lascia ascoltare con piacere, anche per la sua breve durata che ne favorisce senza dubbio la fruizione e scongiura il possibile effetto noia. Non è più una sorpresa ormai: la Sicilia si conferma terra prolifica per i gruppi dediti al black metal più oscuro e vecchio stampo.

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65 %
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