Dimmu Borgir – Eonian

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Otto anni dopo uno degli album che più hanno fatto storcere il naso ai fans e alla critica, tornano sulle scene i norvegesi Dimmu Borgir e lo fanno alla loro maniera, pomposa ed esagerata, fiancheggiati da una potente e capillare macchina promozionale. Questo “Eonian” è un lavoro difficilmente definibile: è certamente meglio dell’ultimo “Abrahadabra” (probabilmente impossibile fare peggio), ma comunque molto distante dai capolavori della band. Un disco orchestrale di metal ultra pompato dai suoni cristallini, con poco o niente black e con la voce di Shagrath relegata in secondo piano in favore di cori onnipresenti e ariosi, al limite col power. Ormai non sono più i Dimmu Borgir che molti avevano conosciuto ed amato, qui si parla di una band di metal sinfonico che sa scrivere buone canzoni, oggettivamente orecchiabili, ma senza un’anima, senza cattiveria, appena sufficienti. La prima parte del disco non è tutta da buttare e presenta le due tracce migliori dell’album ovvero la terza “Aetheric” e la seguente “Council of Wolves and Snakes”. Proprio in “Aetheric” Silenoz e compagni riescono in qualche modo a conciliare le diverse anime del gruppo, che è ormai sostanzialmente un trio, in un mix tra passato e presente, con riferimenti a “Spiritual Black Dimension” e “Death Cult Armageddon”, che rappresentano gli ultimi lavori validi dei nostri. Mix che avrebbe potuto essere vincente ma che non riesce o è solamente abbozzato nel resto dell’album e che scema pian piano nella seconda parte dell’opera, con le tracce dalla quinta in poi sinceramente non di qualità, poco più che riempitivi. La continua ricerca della melodia di facile presa non dà i frutti sperati e risulta francamente noiosa, forzata e, in alcuni punti, persino ridicola. La band suona bene, questo è innegabile, vista l’esperienza accumulata sul campo; le canzoni presentano anche spunti interessanti come assoli e cambi di tempo ma l’insieme generale risulta scialbo e preconfezionato (salvo le eccezioni alle quali facevo cenno prima) e finirà quasi sicuramente con l’allontanare ancora di più i sostenitori storici della band. Magari ne avvicinerà di nuovi, ma per chi cerca del black metal, di qualsiasi fattura, un solo consiglio: state pure lontani da questo lavoro. La sufficienza è dovuta allo sforzo prodotto, alla quantità di musica prodotta, ad un disco che è meglio delle ultime due uscite, alla carriera di una band che avrebbe potuto, ahimé, fare molto meglio.

REVIEW OVERVIEW
Voto
60 %
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