Maldoror – In Saturn Mystique

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Quello dei torinesi Maldoror non dovrebbe essere un nome sconosciuto ai più attenti cultori della scena underground nostrana: nati all’inizio degli anni novanta come Funeral Fog, come Maldoror hanno dato alle stampe due lavori sulla lunga distanza (“Ars Magika” nel 1998 e “In Saturn Mystique” nel 2000), per poi cambiare nuovamente nome l’anno successivo, trasformandosi in Thee Maldoror Kollective ed esplorando territori musicali sempre più lontani dal black metal ed affini invece a certe sperimentazioni industrial e avant-garde. L’elemento sperimentale e la tendenza a travalicare i limiti del black metal propriamente detto, contaminando la musica con influenze estranee, sono tuttavia ben presenti anche in questo “In Saturn Mystique”, come detto secondo full length dei nostri, che viene ora ristampato dall’etichetta italiana Rude Awakening Records in formato cd ed in edizione limitata a trecento copie, con l’aggiunta della conclusiva “H.O.D. (Sounds For The Un-Masses)”, già pubblicata come singolo nel 2001 e non presente nella versione originale. Siamo infatti al cospetto di un album che unisce con piglio algido ed aristocratico, sonorità black sinfoniche gelide e taglienti, di stampo sostanzialmente classico, con tentazioni elettroniche dal sapore moderno e dal feeling vagamente esoterico/apocalittico. Non dimentichiamo che l’anno prima dell’uscita di questo lavoro aveva visto la luce “Kali Yuga Bizarre”, indimenticato debutto degli Aborym che aveva mostrato le enormi potenzialità espressive del connubio tra black metal e contaminazioni elettroniche, fino ad allora ostracizzato, salvo sporadiche (ma ottime) eccezioni. I Maldoror tuttavia seguono solo in parte questa via e conservano intatta la loro specificità compositiva: i brani sono lunghi ed articolati e si reggono sugli intrecci chitarristici che, veloci e sanguinosi, restano comunque in primo piano, sottolineati da un drumming spesso forsennato e da un lavoro di tastiere magistrale nel conferire enfasi ed ammantare il tutto di oscurità, tanto che, nei momenti più freddi e distaccati, il sound potrebbe essere accostato a quello degli Obtained Enslavement o dei primi Limbonic Art. Ed è su questo tappeto sonoro, già di per sè ricco, che si inseriscono le divagazioni elettroniche, a volte come elementi di contorno, in altri casi, e più frequentemente, integrate nella struttura dei pezzi, a formarne parte organica: la compenetrazione è compiuta in “Osiris Elettro Mantrum”, song divisa in due parti che rappresenta il cuore dell’album e compenetra le varie anime espressive del gruppo, in una sintesi perfetta tra la violenza notturna e magniloquente del black sinfonico e la follia pulsante dell’elettronica. È questo, a mio giudizio, il picco compositivo di un disco che mantiene un livello qualitativo molto elevato per tutta la sua durata, a partire dall’intro, sorprendente corale in stile “carmina burana”, passando per una canzone furiosissima e dall’alone magico come “Quinto Arcano”. Un disco che, a diciotto anni dalla sua prima pubblicazione, sebbene al tempo fosse passato ingiustamente quasi inosservato (forse anche per la non facilissima reperibilità), dimostra di avere retto benissimo al trascorrere del tempo, che si è invece dimostrato impietoso nei confronti di moltissimi lavori al momento della loro uscita etichettati frettolosamente e con scarsa lungimiranza come capolavori. “In Saturn Mystique” è un album che vale sicuramente la pena di recuperare, anche grazie a questa preziosa ristampa: autenticamente nero e genuinamente sperimentale, più di tante mediocri e cervellotiche masturbazioni sonore che oggigiorno ci vengono propinate come il non plus ultra dell’avanguardia.

REVIEW OVERVIEW
Voto
80 %
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