Gort – Sixth Day’s Cancer

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Dopo due demo, un rehearsal ed uno split, giungono all’agognato debutto sulla lunga distanza i napoletani Gort, sotto l’ala protrettrice della The Oath, con questo “Sixth Day’s Cancer” che comprende diversi brani (per la verità quasi la totalità di quelli presenti), già pubblicati nei precedenti lavori. Lo stile del quartetto nostrano non ha subito sostanziali cambiamenti dagli esordi ad oggi e resta legato alla tradizione del black metal classico di matrice nordica, con evidenti richiami ai primi Darkthrone, Gorgoroth, Mayhem e Bathory. Ovviamente con il trascorrere degli anni i Gort hanno acquisito maggiore sicurezza e consapevolezza dei loro mezzi espressivi ed hanno inglobato nel loro sound anche ulteriori e diverse influenze, provenienti in maniera particolare dalla scuola finnica e da gruppi quali Behexen e Horna. I nostri sono infatti abili nell’equilibrare sfuriate al fulmicotone, dal riffing veloce e assassino, con momenti più ariosi, atmosferici e “paganeggianti”, che strizzano l’occhio ai primi Taake. Rispetto al sound grezzo e primitivo delle precedenti uscite, che molto mi aveva fatto apprezzare questa band, i pezzi suonano leggermente più “patinati” e meno marci, pur restando sempre estremamente violenti e carichi d’odio. In alcuni casi questa operazione di ripulitura della registrazione, specie per quanto riguarda il suono delle chitarre, molto incisivo, ha dato ottimi risultati: “The Noble Art Of Suicide” e “To Darkness I Belong” risultano incredibilmente potenti e oscure; in altri casi i brani hanno forse perso qualcosina in termini di genuinità esecutiva, come per esempio l’opener “Mors Certa Est” e il mid tempo “S’I Fosse Foco”, ma hanno sicuramente guadagnato sotto il profilo della precisione e dell’impatto al confronto con le versioni presenti nei demo. Ma si tratta tutto sommato di un difetto lieve, non percepibile da chi non segue il combo nostrano dagli esordi e che non inficia la buona riuscita di un album decisamente valido, specie negli episodi più “in your face”, come la devastante “Gort Commando”, introdotta da un omaggio al capolavoro di Stanley Kubrick “Full Metal Jacket”. In conclusione, un lavoro maturo e ben concepito, che compensa la scarsa originalità con la passione e la devozione; un album che segna senza dubbio un traguardo importante per questa band ma che mi auguro possa anche rappresentare un punto di partenza.