Malus – The Beauty Of Doom

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Giunge alla seconda prova sulla lunga distanza il progetto Malus, one man band tedesca dietro la quale si cela il mastermind Wargrath, a ben cinque anni di distanza dal debutto “Creations Of Death” risalente appunto al 2003. La proposta del nostro, nonostante il discreto lasso di tempo trascorso, non è in realtà mutata di una virgola rispetto al disco d’esordio e si sostanzia in un black metal feroce e devoto alla tradizione, impreziosito da una dose massiccia di inserti tastieristici che conferiscono al lavoro un feeling plumbeo e vagamente dark. I Malus danno il meglio di sé negli episodi più cadenzati (su tutte “Memories Of The Past”), nei quali i tappeti di synth ben si amalgamo ad un guitar riffing che non rifugge affatto soluzioni melodiche a ariose. Le song più primitive e violente invece, come l’opener “The Revival Of The Behemoth”, che irrompe dopo una breve intro dal sapore sinfonico, sono piuttosto scontate e prevedibili, legate a doppio filo alla più classica tradizione norvegese. Oltre alla scarsa vena in fase di songwriting e alla ripetitività delle soluzioni adottate (che in quasi un’ora di durata diventa piuttosto evidente), bisogna sottolineare una registrazione non proprio azzeccata, che pone in primo piano la batteria, affossando quasi completamente le linee di chitarra e di tastiera. Ed è un vero peccato perché proprio l’elemento atmosferico risulta a conti fatti quello più interessante nell’ambito di un album colmo di sincera attitudine ma che difficilmente riuscirà a brillare di luce propria nell’affollatissimo sottobosco underground teutonico. “The Beauty Of Doom” resta una release sufficiente, a metà strada tra il true black metal dei primi Darkthrone e Gorgoroth e la proposta degli attuali Vobiscum.

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