Trube – Zone Of Alienation

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Trube è una one man band argentina dietro la quale si cela il polistrumentista Gabriel Loco, personaggio attivo nella scena underground del suo paese ed impegnato in altri gruppi quali i brutal death metallers Abolition Of Impediment ed i black metallers Inexistence. “Zone Of Alienation” – full length d’esordio per il progetto Trube – è un disco ostico, di non agevole fruizione per l’orecchio non allenato ad un certo tipo di sonorità. Siamo di fronte ad un concept album interamente strumentale, ispirato alla terribile tragedia di Chernobyl ed alle sue disastrose conseguenze. Nei mesi successivi all’esplosione del reattore nucleare avvenuta il 26 aprile 1986, oltre 200 persone soffrirono di ARS (“Acute Radiation Sickness”) e molti di essi erano operai che tentavano di mettere in sicurezza l’impianto. Per limitare i danni causati dallo scoppio il reattore fu sepolto in una sorta di sarcofago di cemento armato. Nonostante ciò in un’area che si estende per circa 30 km (conosciuta appunto come “Zone Of Alienation”) ancora oggi il livello delle radiazioni è così alto da non essere sicuro per la vita umana e si stima che la situazione non tornerà alla normalità per i prossimi 20.000 anni. Tuttavia la zona circostante è ancora abitata da alcuni residenti che si rifiutarono di abbandonare le proprie case. Per dare corpo a questo scenario di totale distruzione, Trube sceglie lo strumento di un ambient/black metal atmosferico, sporcato da ampie intrusioni del doom più claustrofobico e pachidermico. Le quattro canzoni che compongono l’album vanno ascoltate come i singoli episodi di un continuum musicale che tenta di descrivere attraverso le note un quadro apocalittico, dal quale ogni forma di vita è completamente bandita e, se presente, è deforme ed inumana. La tensione verso un ignoto che puzza di morte è costruita con trame tastieristiche oscure e profonde, lungamente dilatate, sulle quali si innestano sporadici passaggi elettronici e soffocanti tappeti chitarristici, che avvolgono l’ascoltatore trasportandolo in un deserto nucleare e in un paesaggio urbano devastato ed abbandonato. Se si volessero fare dei paragoni, si potrebbero chiamare in causa Darkspace, Spektr ed i nostrani STN09. Personalmente ho associato la musica alle immagini del film “Chernobyl Diaries” (di cui consiglio la visione), che tratta lo stesso tema in chiave horror-fantascientifica. La collisione tra il black metal più nebuloso e l’ambient più alienante proposta da Trube raggiunge il proprio obiettivo perché il coinvolgimento emotivo è pieno: un lavoro a suo modo originale sia per la tematica che per la resa sonora.