Rotting Christ – Theogonia

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I Rotting Christ sono fin dai loro esordi fautori di una proposta che riassume un modo originale di concepire il black. Lo stupendo debutto, “Thy Mighty Contract”, rimane tutt’oggi uno dei pilastri fondamentali della musica estrema degli anni novanta. La fusione del riffing tipicamente black con sonorità esotiche, con divagazioni orientate verso il gothic e l’utilizzo massiccio di tastiere, sono solo alcune caratteristiche che contraddistinguono i Rotting Christ, sicuramente sempre distanti dalla concezione nordica del genere. Ovviamente una carriera così lunga comprende alti e bassi, ma per questo “Theogonia” mi sento di rimandare direttamente al disco precedente, “Sanctus Diavolos”, del quale prosegue il discorso evolutivo, in quanto appare evidente fin dal primo ascolto che questa nuova fatica segue le orme dello stile adottato dai nostri nel periodo più recente della loro carriera. Rimane intatta anche l’impostazione strutturale del disco, che prevede un inizio molto tirato e con evidenti reminiscenze black e che, con lo scorrere del minutaggio, si snoda attraverso soluzioni più cadenzate e contaminate, riconducibili anche ai lavori di metà carriera targati Rotting Christ. Davvero esplosive le prime due tracce “The Sign Of Prime Creation” e “Keravnos Kivernitos”: era da tempo che non si sentiva un riffing così minimale e malvagio! A partire dalla successiva “Nemecic” si incominciano a percepire le influenze gotiche, spesso accompagnate da massicci ed evocativi cori. Come già accennato questa componente prende il sopravvento con lo scorrere della musica, facendo tornare alla mente dischi come “A Dead Poem”, per l’impostazione stilistica complessiva, ed il succitato “Sanctus Diavolos”, per evidenti somiglianze. La proposta, grazie anche ad un suono cristallino, appare raffinata nella sua indole infernale. La batteria, come ci hanno ormai abituato i nostri, è molto meccanica e fredda nell’esecuzione, entrando in pieno contrasto con le atmosfere “calde” e sulfuree che la band ellenica sviluppa magistralmente. Molto intelligente anche il concept musicale: “Theogonia” risulta davvero omogeneo e legato nel suo sviluppo interno da alcuni marchi di fabbrica puntualmente riproposti durante i vari brani. Un’ottima uscita in questo inizio di 2007, caratterizzata da una struttura articolata e complessa, di non semplice assimilazione, e da un’esperienza artistica che qui dà tutti i suoi frutti. Ovviamente i livelli raggiunti con “Thy Mighty Contract” sono lontani ed inarrivabili, ma dopo venti anni di onorata carriera i Rotting Christ si dimostrano impeccabili per efficacia e sorprendenti per freschezza di ispirazione, confermandosi punta di diamante della scena estrema mediterranea.