Paragon Belial – Nosferathu Sathanis

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Tornano dopo un silenzio durato ben dodici anni i tedeschi Paragon Belial (il nome della band deriva dalla nota canzone dei Darkthrone, contenuta in “A Blaze In The Northern Sky”). Risale infatti al 1996 “Hordes Of The Darklands”, l’album di esordio di questo combo teutonico in cui militano ex membri dei noti Bethlehem. “Nosferathu Sathanis” è un ottimo disco di true black metal infarcito di influenze ottantiane, che merita la più grande attenzione e che dimostra l’assoluta autosufficienza di un genere che non necessita di particolare originalità per risultare ancora fresco e coinvolgente. Il riffing semplice e diretto trasuda letteralmente odio e cattiveria e rimanda inevitabilmente agli albori del black metal, graziato anche da una produzione sì gracchiante e sporca ma assolutamente non amatoriale. La cosa migliore del disco sono i continui rimandi al metal estremo che nel corso degli anni ottanta gettò le basi per il futuro sviluppo del black metal propriamente detto, e quindi a gruppi come Celtic Frost ed Hellhammer, non per nulla omaggiati dalla cover di “Horus / Aggressor”. Stacchi granitici, breaks veloci dal sapore vagamente thrash, qualche assolo in sottofondo: il tutto senza perdere un’oncia del feeling marcio e dell’atmosfera macabra e blasfema, genuinamente “black”, che costituiscono la cifra essenziale di questo lavoro. Non mancano le sfuriate gelide e rabbiose in pieno norse style, con richiami sopratutto ai primi Darkthrone ma anche al Burzum di “Aske” e del debut. Questo continuo intrecciarsi tra partiture maligne tipicamente black e reminiscenze del “vecchio” black/thrash, quasi alla Usurper, rende pezzi come “666 Calling Of The Dead” e “Necromancer” delle autentiche perle, per violenza ed intensità. Ma i Paragon Belial sanno anche come si costruiscono canzoni colme di umore nero e oscure come una notte senza luna senza necessariamente suonare a velocità sostenuta: è il caso di “Goatspawn” mid tempo tritaossa a metà strada tra Urn e primi Gorgoroth. In definitiva questo “Nosferathu Sathanis” è un disco che suona sorprendentemente genuino e a suo modo imprevedibile pur nel suo seguire in ogni nota i dettami della vecchia scuola. Da ascoltare. Peccato soltanto per la copertina non proprio bellissima.