Archemoron – Year Of The Harvester

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Gli Archemoron sono un ensemble proveniente da Atene, il cui nome significa pressapoco “l’inizio della morte”; più nello specifico Moros (morte), nell’antica teogonia ellenica, era il figlio di Nychta (notte) ed aveva due fratelli, Hypnos (sonno) ed Efialtis (incubo): del resto la mitologia greca, così ricca ed affascinante, è elemento che torna di sovente nella poetica e nell’immaginario dei nostri. Attualmente la band è un quartetto ma ha subito nel corso del tempo (precisamente dal 1999, anno di nascita del gruppo, che allora si chiamava Ancestor) diversi sconvolgimenti nella line up, tanto che l’unico membro originario è rimasto soltanto il chitarrista e principale compositore Melikertiis. Con alle spalle due lavori sulla lunga distanza (“Spiritual Transcendence” e “Sulphur And Fire”, pubblicati rispettivamente nel 2011 e nel 2015), gli Archemoron giungono ora alla terza fatica, che si incarna in questo “Year Of The Harvester”, poderoso doppio album di oltre ottanta minuti di durata, edito dalla connazionale e misconosciuta Bowel Of Noise.

Quando si parla di black metal e Grecia è abbastanza ovvio che il pensiero corra immediatamente ai massimi esponenti che hanno fatto la storia del genere (anche se la penisola ellenica è terra in generale molto prolifica e generosa in fatto di realtà underground interessanti) e quindi ad acts come Rotting Christ, Varathron e Necromantia, dai quali (specialmente dai primi) anche gli Archemoron prendono inevitabilmente qualcosa: il loro sound è infatti molto mediterraneo, tratteggiato da avvolgenti e sinuose melodie, caldo ma al tempo stesso carico di oscuri presagi mortiferi e colmo di mistero, come le foto contenute nel booklet, che ritraggono i nostri immersi nell’infuocata ed infernale luce del tramonto, con tanto di elmi, mantelli, armature e maschere simili a teschi, in una sorta di rivisitazione dei resuscitati ciechi di Amando De Ossorio. E questa risulta essere una rappresentazione piuttosto fedele della musica del gruppo, che vuole rievocare antiche tradizioni e leggende con spirito battagliero: il black metal degli Archemoron è infatti pregno di atmosfere epiche, intriso di pathos tragico ottimamente veicolato attraverso melodie alla Dissection,  evocativi arpeggi acustici, assoli drammatici ed ampi stralci strumentali nei quali vengono alla luce con prepotenza reminescenze provenienti direttamente dal più classico heavy metal ottantiano. Questa è l’impronta che il quartetto intende dare alla propria musica e risulta evidente soprattutto nelle lunghe suite che costellano l’album (l’opener “Somewhere Beyond North” e la gemella “Conquering East And West” in particolare), sulle quali aleggia in certa misura anche lo spettro di gruppi come Bathory e Primordial. Ma i nostri non rinunciano certo alla furia tipica del black più viscerale, che viene a galla in alcuni frangenti nei quali vengono adottate soluzioni più tradizionali ma sempre in strutture che esaltano la forma canzone e mettono in mostra un’abilità tecnica non facilmente riscontrabile in ambito estremo (come ad esempio in “Nothing”, pezzo sicuramente violento ma anche pieno di chiaroscuri e saliscendi emotivi).

Gli accostamenti con altri gruppi al sound dei quali la proposta degli Archemoron potrebbe essere avvicinata non deve ingannare: la band ateniese mantiene infatti intatto per tutta la durata del disco il proprio approccio personale grazie ai continui intrecci delle chitarre di Melikertiis e Typhonas, al preciso contrappunto alla batteria di G.T., essenziale e preciso nel sottolineare i vari cambi di tempo e velocità dei brani, e alla prova maiuscola dietro al microfono del singer Aristomenes, che con il suo semi-growling a tratti strozzato e declamato conferisce ulteriore espressività ai pezzi. In sintesi “Year Of The Harvester” è un album che unisce con grande gusto magia ed impatto, bilanciando bene aggressività ed atmosfera, anche attraverso una produzione moderna ma non pomposa; un album che potrà piacere non solo a quanti si cibano quotidianamente di sonorità estreme ma anche agli amanti del metal a tutto tondo: se il terzo disco, come si dice, è quello della maturità, allora possiamo affermare che gli Archemoron hanno superato la prova a pieni voti.

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