Temple Nightside – Condemnation

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I Temple Nightside sono un duo proveniente dall’Australia e giungono al debutto sulla lunga distanza con questo “Condemnation”, dopo un ep ed uno split in compagnia degli Antediluvian. La band è formata da personaggi piuttosto noti nella scena underground della terra dei canguri, ovvero IV (all’anagrafe Mitchell Keepin, ex mastermind del progetto Funeral Mourning ed ex membro dei Pestilential Shadow), che si occupa delle vocals e di tutti gli strumenti, ad eccezione della batteria, affidata a Basilysk, a sua volta attivo nella death metal band Backyard Mortuary. Questo album è una vera e propria discesa agli inferi, orchestrata magistralmente e con grande personalità, pur nella riproposizione delle classiche sonorità true black metal che fecero furore nella prima metà degli anni novanta. Lo spettro dei primi Darkthrone aleggia minaccioso sulle composizioni, che sono intrise di un marciume pestilenziale e di una malevolenza resi quasi palpabili da una produzione dannatamente grezza e low-fi. La band si lascia andare a momenti di pura brutalità, mettendo in evidenza derive death oriented, che si fanno apprezzare in un contesto nel quale l’oscurità maligna regna sovrana. Al tempo stesso vi è spazio per soffocanti e catacombali divagazioni ambient, altrettanto ben inserite nel corpo delle canzoni ed altrettanto efficaci nel dipingere agghiaccianti scenari da incubo. Il tutto senza pretenziosi orpelli ma confidando unicamente nel potere evocativo che trasuda da poche e semplici note, combinate in trame lineari e basiche: una rilettura gracchiante della lezione del black metal più puro ed incontaminato, come non si sentiva dai tempi dei migliori lavori di Necrofrost e Black Funeral. Il sound ai limiti della cacofonia di pezzi rozzi e primordiali quali “Exhumation; Miseries Upon Imprecation” e “Dagger Of Necromancy Decay (Eater Of Hearts)” è il perfetto veicolo per evocazioni blasfeme e sulfuree apparizioni. Chiude in grande stile la putridissima “Miasma”, cavalcata ossessiva che suggella con i suoi ritmi cimiteriali la conclusione di una polverosa processione funebre in musica. Violenza ed atmosfera, suoni saturi e sporchi: quando il black metal sembra defunto c’è chi è in grado di riscoprirne la primigenia ed autentica essenza.