Heruka – Deception’s End

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Gruppo siculo-romano, gli Heruka sono sulle scene ormai da quasi un ventennio ed hanno alle spalle un demo (“Doxa Epicurea” del 2001) ed un ep (“Leggenda” pubblicato nel 2005). I nostri giungono soltanto ora all’agognato debutto sulla lunga distanza con questo “Deception’s End”, grazie ad una collaborazione tra Narcoleptica Productions e Vacula Productions, dopo aver raggiunto una certa stabilità a livello di line up a seguito di vari cambiamenti di formazione: formazione che ora è composta dal leader Adranor alla chitarra (già membro di realtà interessanti dell’underground siciliano come Legion Of Darkness e Throne Of Molok), da Moha al basso, Nemuri Shi alla batteria e Nekrom alla voce (questi ultimi due ex membri degli Ars Macabra). Non so se il moniker dei nostri abbia qualcosa a che fare con le divinità mostruose della tradizione buddista ma di certo le liriche del gruppo presentano un substrato fantasy-mitologico che costituisce un elemento fondamentale nel concept del quartetto nostrano, che si sposa ad un black metal ferale, quasi costantemente giocato su velocità molto sostenute e su ritmi frenetici. Proprio questa commistione tra mitologia e black metal selvaggio mi ha fatto accostare gli Heruka ai ben più noti Absu: anche la band italiana infatti, come l’ensemble capitanato da Proscriptor McGovern, predilige gli assalti frontali e le ritmiche serrate, che non concedono letteralmente un attimo di respiro all’ascoltatore, qui veicolate, oltre che da colate di blast beats terremotanti e pressochè ininterrotte, dal discreto lavoro del basso, che in molti frangenti si prende tutta la scena a discapito degli altri strumenti, anche per una registrazione che a tratti affossa il suono della chitarra. E non so se sia un caso o una scelta voluta, forse al fine di rendere più profondo e caotico il sound: personalmente tuttavia avrei preferito una maggior pulizia perchè in molti casi non è possibile apprezzare appieno le trame chitarristiche taglienti ed affilate che, se supportate da un volume più alto, avrebbero a mio avviso potuto rappresentare un valore aggiunto per questa release.

Release che comprende, nelle prime sei tracce, anche la riproposizione del precedente e citato ep, con i testi in inglese anzichè nella versione originale in italiano: scelta che, da un lato, appesantisce un po’ la fruizione dell’opera (quasi un’ora di black metal tiratissimo risulta non agevolmente digeribile) ma, dall’altro, mette in mostra la coerenza, direi monolitica, del progetto, dal momento che non si rivengono particolari differenze stilistiche tra le due parti del lavoro e  “Deception’s End” sembra proseguire direttamente, a livello sia musicale che narrativo, proprio laddove “Leggenda” si era interrotto, nonostante il lungo iato temporale tra le due uscite (ben tredici anni). La musica degli Heruka è quadrata e rocciosa e strizza sicuramente l’occhio al passato riproponendo un sound secco ed essenziale e atmosfere care al vecchio black metal dei primi anni novanta (oltre ai già citati Absu si potrebbero chiamare in causa i primi Immortal, per alcune soluzioni ed a livello di mere influenze compositive). Adranor e compagni cercano anche di introdurre qualche elemento di diversificazione, come sporadici e contenuti squarci dal sapore folk-medievaleggiante, qualche apertura più melodica (aggettivo in questo caso più che mai da prendere con le pinze) o qualche chorus più arioso: sono gradite variazioni sul tema, che spezzano solo a tratti l’andamento furioso del disco ma non riescono a dissipare del tutto un certo senso di staticità compositiva, che diviene con il trascorrere dei minuti sempre più evidente. Tirando le somme “Deception’s End” non è un’opera esente da imperfezioni (quelle che ho cercato di analizzare più sopra) ma conserva comunque, a mio giudizio, un certo fascino ancestrale e primitivo, legato alla tradizione del black metal old school più ferale e martellante, e sono soprattutto gli amanti di questo genere di sonorità che lo troveranno interessante: in ogni caso potrebbe rappresentare un nuovo inizio per una realtà che finora non ha avuto una produzione discografica continua.

REVIEW OVERVIEW
Voto
69 %
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