Dalkhu – Lamentation and Ardent Fire

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Nuovo disco (il terzo) e nuova mutazione per gli sloveni Dalkhu. In sella dal 2010 ci stanno abituando a repentini cambi di genere a ogni uscita discografica, pertanto se nel loro primo disco del 2010 (“Imperator”) il genere proposto era un black più minimale, anche se suonato con gran perizia tecnica, nel successore “Descend​.​.​. Into Nothingness” del 2015 si lasciava spazio a un death metal tecnico ricco di cambi di tempo, accompagnato da growl vocals che non avrebbero sfigurato in un lavoro più nettamente brutal. Con questo nuovissimo “Lamentation And Ardent Fire” i nostri vicini di casa (…considerato che scrivo da Trieste…) tornano su lidi più vicini al black metal classico con un ritorno alle scream vocals, decisamente più accessibili, mentre le composizioni mutano ulteriormente, rimanendo comunque su livelli qualitativi sempre decisamente elevati ma dai connotati più epici ed evocativi. Grande lavoro di tutta la band, quadrata e precisa, che pesta come un rinoceronte in corsa nella savana, priva di ostacoli, fregandosene degli schemi imposti dal genere e facendo assolutamente di testa propria. Sette brani nuovi di zecca, dove viene preferito un orientamento ai mid e up tempos, centellinando le sfuriate in blast beat tipiche del metallo nero, a favore di un maggiore pathos. Il risultato è pertanto meno freddo, come se la band volesse riportare in musica il fuoco di anime dannate presente nella bella copertina: “Profanity Galore” apre il disco in maniera solenne, con un’intro brevissima che lascia spazio alla batteria, passando da up tempos a brevi sfuriate in blast come se nulla fosse; a fine ascolto ci renderemo conto che questa song funge da manifesto del disco, in un alternarsi di cambi di tempo marziali e guerrafondai a mitragliate devastanti.

Con la seconda “I Am” si inizia a fare sul serio e siamo al cospetto di uno dei brani più belli dell’album, dove la matrice di scuola death scandinava melodica fa capolino grazie alle sontuose melodie chitarristiche e ad un drumming particolarmente azzeccato, con repentini cambi di tempo davvero raffinati e di buon gusto, che non sfigurerebbe in un disco dei Necrophobic o degli Mgla. “I am bound by no time and no dimension is my home”: così urla il nuovo entrato singer Lucerus, grande acquisto per la band che, grazie al ritorno alle harsh vocals a danni del growl, si dimostra mossa azzeccata e convincente: ne giovano le composizioni in termini di freschezza, melodia e rabbia incontrollata, risultando più dinamiche e meno monocordi, cosa che spesso il growl crea con una certa mancanza di profondità interpretativa. Da sottolineare l’utilizzo, anche se sporadico, di clean vocals, che mi auguro di trovare in quantità maggiore nelle future releases. Il suono e la resa del disco risultano essere più che sufficienti; la produzione non è potente come nel suo predecessore ma non è né confusionaria né fastidiosa sul lungo ascolto, con suoni ben bilanciati, anche se in alcuni punti si sarebbe potuto fare di più con le chitarre in termini di potenza, in quanto risultano un pò “molli” nelle parti più veloci in tremolo. Una citazione la merita di sicuro “Night”, ultima song in scaletta, degna chiusura di un album di svolta (l’ennesima) per il gruppo, capace di racchiudere in sette minuti scarsi l’essenza dei Dalkhu di oggi: un avvicinamento a sonorità più classicamente black, con fortissima connotazione melodicamente scandinava e occulta, senza mai tralasciare il buon gusto per la tecnica e soluzioni più complesse e nuove (come detto sopra una leggerissima infarinatura di clean vocals), che non fanno altro che arricchire la proposta della band e, a parere di chi scrive, fargli fare un passaggio di status, avanzando di grado. “Lamentation And Ardent Fire” si dimostra disco dalla forma underground ma che strizza l’occhio a soluzioni più orecchiabili, capaci di poter aumentare il proprio bacino d’utenza nei confronti di chi è amante di sonorità meno impegnative e d’impatto, senza mai tralasciare una qualità compositiva degna di nota e una perizia tecnica decisamente sopra la media.

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