Adverso – Ex Inanis

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Da sempre nel black metal si agitano, da un lato, correnti conservatrici, orgogliosamente legate a varie forme di ortodossia tanto musicale quanto iconografica, e, dall’altro, pulsioni all’innovazione e alla contaminazione (e lo affermo senza attribuire a prescindere alcun giudizio di valore), che spesso poi tendono esse stesse a creare correnti e sottogeneri altrettanto chiusi. Fatta questa breve premessa di carattere generale, è sufficiente dare anche solo una rapida occhiata all’artwork di “Ex Inanis” per capire immediatamente che Adverso, one man band portoghese di recente formazione, il cui mastermind si nasconde nell’anonimato, appartiene decisamente e senza possibilità di errore al primo di questi schieramenti. Si tratta del secondo demo di questo progetto: il lavoro esce in formato tape, in edizione limitata ad ottanta copie, per la connazionale Purodium Rekords, piccola ma agguerrita etichetta impegnata nel promuovere le realtà raw black più putride ed oscure dell’underground lusitano, e segue ad un solo anno di distanza il debutto “Bringer Of Death”, pubblicato appunto nel 2017.

Siamo di fronte ad un dischetto discreto, onesto e genuino, con un sound profondamente radicato nel passato, che non ha nè l’intenzione nè la pretesa di proporre nulla di nuovo ma che in fondo mantiene ciò che promette, risultando in fin dei conti dignitoso e godibile anche per chi con questo genere di sonorità ci è praticamente cresciuto: sempre che, ovviamente, siate alla ricerca di un riffing tormentato e raggelante, atmosfere dal sapore rituale, vocals demoniache e laceranti; il tutto offerto, come da copione, nell’involucro della più classica produzione old style, zanzarosa e piena di riverberi. Insomma, per farla breve, puro, semplice ed incontaminato unholy black metal: credo che ognuno di voi abbia ascoltato e conosca “Panzerfaust” dei Darkthrone o un qualsiasi lavoro di Vlad Tepes e Black Funeral e saprà quindi esattamente di cosa sto parlando. La musica degli Adverso è irreversibilmente rinchiusa in questo recinto misantropico ma lì si trova perfettamente a proprio agio e riesce anche a risultare abbastanza efficace in alcuni frangenti, come nelle accellerazioni sferzanti di una “Consummatio” o nei rallentamenti disperati e burzumiani di una “Desiderium”. In conclusione, e senza entrare nel merito della diatriba infinita sull’effettiva utilità di uscite di questo tipo, tutto ciò che si può dire è, come sempre: questo è fottuto black metal, prendere o lasciare.

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