Katharsis – Fourth Reich

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Tornano all’attacco i tedeschi Katharsis con la loro quarta fatica sulla lunga distanza, che può sotto ogni aspetto considerarsi la logica prosecuzione del precedente e fortunato “World Without End”. La band capitanata da Scorn e Drakh non ha modificato di molto le coordinate stilistiche della propria proposta musicale ed anche questo lavoro si presenta come il consueto massacro sonoro, un’autentica danza di follia e distruzione infernale. La formula é quella ormai ampiamente collaudata: pochi pezzi di notevole durata, tutti costruiti su un riffing indiavolato e martellante che potrebbe idealmente essere ricondotto agli stilemi del religious black metal (anche se personalmente credo che i Kataharsis non possano essere completamente ricompresi in questo sottogenere). L’opener “So Nail The Hearts” é probabilmente uno dei migliori pezzi mai composti dal combo teutonico: un assalto frontale che trasuda letteralmente malignità, sorretto da linee di chitarra vorticose e affilate come lame di rasoio, che risultano tuttavia estremamente precise e chirurgiche. Per tutto l’album infatti si ha la sensazione che il caos demoniaco scatenato dalla band sia maggiormente controllato rispetto al passato, quando la cacofonia prendeva a tratti il sopravvento a scapito (a modesto parere di chi scrive) della resa finale. Si tratta di un sintomo di evidente maturità, segno che il gruppo é definitivamente padrone dei propri mezzi espressivi e li utilizza al meglio. Questo non significa però che non vi sia continuità tra questo disco e gli esordi della band ed un brano come “Reckoning” ne é la prova lampante. Si tratta della canzone più vicina alle sonorità di album come “666” e “Kruzifixxion”, nella quale sono anche più percepibili le influenze thrasheggianti, di derivazione primi Kreator, che innervano costantemente in filigrana il songwriting dei nostri. Anche gli altri pezzi sono di ottima fattura, in particolare la conclusiva “Sinn Koronation”, e vanno a comporre il quadro di un lavoro monolitico e nero come la pece, un vero gorgo malefico e putrido, graziato da un drumming ferocissimo e da vocals demoniache, registrate in modo da amalgamarsi perfettamente con la struttura musicale. Unica lieve pecca é la parentesi ambient di “Emeralde Graves”, forse leggermente sottotono per gli standard elevatissimi della band. Possiamo comunque parlare con tranquillità di autentico capolavoro; i Kataharsis sono tra i pochissimi gruppi in grado oggi di fare scuola rappresentando una credibile reincarnazione della scintilla essenziale del black metal delle origini.