Perpetuum Mobile – Paradoxa Emblemata

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La piccola ma agguerrita etichetta nostrana Xenoglossy Productions non smette di pescare nel marciume dell’undeground più torbido, portando sempre alla luce qualcosa di interessante. E così, dopo le valide uscite di Vessel Of Iniquity e Voland, è la volta dei Perpetuum Mobile, trio italiano composto da Heliogabalus, Warrior e Stilgar, al suo esordio assoluto con questo ep che viene pubblicato in formato tape e in edizione limitata. “Paradoxa Emblemata” è un lavoro che unisce il suono viscerale e primitivo del black/punk più cruento e sanguigno ad un songwriting incredibilmente lucido e asciutto, che non cede mai alla facile tentazione della cacofonia ed anzi, al contrario, tiene costantemente in tensione l’ascoltatore, pungendolo con pezzi di brevissima durata, acuminati come stiletti. Dieci canzoni per soli quattordici minuti di durata complessiva ci fanno immediatamente intuire che l’intento dei nostri è quello di far male, senza troppi fronzoli e senza indugiare in inutili perdite di tempo, concentrando la propria urgenza di uccidere, veicolandola abilmente negli scontri furenti tra vocals rabbiose ed urlate, chitarre graffianti e drum machine (ben) programmata a velocità sempre sostenuta: e i Perpetuum Mobile riescono a risultare efficaci attraverso una miscela ben equilibrata, che alla furia cieca di certo black freddo e tagliente (che vede in gruppi come Ildjarn e Vondur indiscutibili influenze compositive) mescola acidi rigurgiti grind/crust che potrebbero richiamare alla mente addirittura i primi Carcass, in un susseguirsi parossistico e concitato di brevi esplosioni senza soluzione di continuità, che colpiscono il bersaglio con ferocia calcolata e precisione chirurgica.

Elementi ben sottolineati da una registrazione scarna ed essenziale ma tutt’altro che approssimativa, direi decisamente approppriata per il genere. Un lavoro interessante dunque, reso ancora più particolare da un concept lirico imperniato sugli scritti dal contenuto alchemico/esoterico di Dionysus Andreas Freher, mistico cristiano vissuto a cavallo tra XVII e XVIII secolo, che affronta argomenti filosofici come quello del primo motore immobile, concetto già presente nel pensiero di Aristotele e cardine della teologia occidentale. Con una maggiore attenzione per la forma canzone, magari leggermente più elaborata in strutture complesse, sono convinto che i nostri potrebbero in futuro risultare veramente sorprendenti. Per ora godiamoci comunque questo granitico e muscolare debutto, che piacerà soprattutto a quanti non disdegnano le commistioni ibride e bastarde tra black, punk, grind ed affini.