Human Serpent – For I, The Misanthropist

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Gli Human Serpent sono tornati e addirittura sono riusciti a tirare fuori un album migliore del suo predecessore, cosa non semplice visto che “Inhumane Minimalism” del 2015 era una vera e propria mazzata in pieno volto, intriso di quella cattiveria e brutalità che proviene dalle viscere e non studiata a tavolino. Diciamolo subito “For I, The Misanthropist” è a oggi il miglior album del duo greco e sarà davvero difficile, per loro, superarsi ulteriormente perché qui è tutto al suo posto, tutto suona intriso di odio nichilistico e misantropico, di schifo e rigetto per una società marcia che ci circonda e attanaglia. Qui si predica il disprezzo per l’essere umano e il mondo in generale. “Seven Billion Slaves” vi dà subito il benvenuto con un attacco frontale degno di una corazzata sputafuoco. Credo che l’intento di questi brutti ceffi sia terrorizzare l’ascoltatore con bordate di blast e doppia cassa, e devo dire che ci riescono benissimo. Nove brani definitivi, no fillers, all killer tracks senza compromessi che non lasciano nulla al caso, aperte nella gran parte dei casi da urla sovrumane, con un accelerazione che ti lascia senza fiato come se fossimo a bordo di un aereo da guerra pronto a fare fuoco sull’umanità tutta.

E’ bello dire che nonostante la brutalità che gronda da ogni brano, la melodia è di casa, le chitarre fanno un lavoro sopraffino coadiuvato da linee vocali mai prevedibili e da controcanti che valorizzano le stesse a livello di brutalità e di profondità. Menzionare un brano anziché un altro sarebbe sciocco e sprovveduto perché qui ogni track è seriamente una coltellata nel cranio: “Deep-Seated Pessimism” col suo incedere marziale e perentorio, oppure “Temple Of All Despair” che non ti lascia un minimo di fiato sino al break centrale, che ti fa capire di che pasta sono fatti questi due brutti ceffi, ma sarebbe un’ingiustizia non citare ad esempio l’epica “The Scars Of Millions” o l’evocativa “Blessed Is The Man Who Expects Nothing”, dove c’è pure un accenno di clean vocals utilizzate in apertura song per creare quel pathos che altrimenti sarebbe divorato dalla rabbia. Non voglio arrivare a dire che questo “For I, The Misanthropist” sia un capolavoro, ma abbiamo tra le mani un ottimo disco che dalla sua, oltre la brutalià richiesta dal genere, suona epico, marziale, incivile, profano, come un panzer. Ogni brano è fresco e ispirato e, nonostante il genere lo comporti spesso e volentieri, il disco non suona eccessivamente derivativo grazie alla personalità di questi due ragazzi. Una delle uscite black metal underground più devastanti e maledette di questo 2018, in barba ai grandi nomi. Qui inizia la marcia contro l’umanità e il sacro, e non credo che di questo passo nessuno riuscirà a fermarli.

 

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