Nazxul – Iconoclast

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I Naxzul sono un gruppo australiano attivo dal lontano 1993. I nostri hanno pubblicato nel 1995 il loro full length d’esordio, “Totem”, nel quale proponevano un misto di black metal occulto e furioso death metal, accostabile come sonorità ai primi lavori degli inglesi Akercocke. Dopo questo disco sono seguiti ben quattordici anni di silenzio, inframmezzati da un live album, da due split e da una raccolta di materiale demo, ed ora la band torna all’attacco con questo “Iconoclast”, seconda fatica sulla lunga distanza. Si tratta in sostanza di una formazione completamente nuova in quanto nessun membro della line up originaria é oggi rimasto (mi chiedo: perché non formare direttamente un altro gruppo?), ed anche la musica segue delle coordinate stilistiche decisamente distanti da quelle del debutto. I Nazxul del 2009 infatti sono a tutti gli effetti una band di black metal melodico, con aperture sinfoniche che tentano di richiamare con un piglio più moderno lavori come “In The Nightside Eclipse” degli Emperor, “First Spell” dei Gehenna o “Provenance Of Cruelty” dei Mactatus. Le atmosfere magniloquenti costruite dalle linee di tastiera non risultano però sempre efficaci, essendo spesso ridondanti o superficiali; d’altro canto il guitarwork non é disprezzabile e riesce a dar vita ad un muro sonoro d’impatto, condito da influenze trash taglienti ed aggressive, per un risultato finale che mi ha molto ricordato “Puritanical Euphoric Misanthropia” dei Dimmu Borgir. Per fortuna i Nazxul sono lontani dall’artificiosità degli ultimi lavori della band norvegese, anche se in questa release si giovano di una produzione potente e precisa, tutt’altro che underground. Gli episodi migliori sono le iniziali “Dragon Dispitous” e “Black Wings”, songs compatte e ben costruite, nelle quali spicca per violenza ed incisività la prova vocale del singer Luke Mills. Il resto dell’album invece si trascina stancamente ed offre pochi spunti interessanti: la band insiste costantemente sulle medesime atmosfere goticheggianti e diviene con il passare dei minuti abbastanza stucchevole, specie nei pezzi di più lunga durata che dimostrano davvero scarso mordente. Ci si riprende nel finale con la cavalcata oscura “World Oblivion” e con la conclusiva strumentale “Threnody”, brano che chiama in causa addirittura i primi Blut Aus Nord. Quest’opera non riporterà di certo in auge il black metal sinfonico, genere che ormai da anni sembra aver perso lo smalto dei bei tempi che furono. Un’uscita inedita per i consueti standard della Moribund Records e sicuramente interlocutoria per i Nazxul, che si dimostrano tecnicamente preparati ed abili compositori ma non ancora in grado di dar vita ad un disco personale ed interessante. Per ora una sufficienza risicata nell’attesa del prossimo album che si spera di non dover aspettare per altre tre decadi.