Salve Smara. Sin dai primi demo i Beatrik hanno mostrato una lieve ma costante evoluzione stilistica. Dopo il successo inaspettato ottenuto con “Journey Through the End of Life” ci è stato proposto come suo successore questo “Requiem of December”. Il suono si fa più melanconico, i ritmi più cadenzati e la voce sembra prendere ispirazione dai primi Katatonia, quali avvenimenti della tua vita hanno causato un simile cambiamento di rotta? E’ stata una necessità solamente stilistica o sono state le tue angosce a spingerti in questa direzione?

Ciao. Possiamo dire che l’evoluzione stilistica si è adattata alla necessità di esprimere certe emozioni provenienti dai miei stati d’animo, in particolare riguardanti l’ultimo periodo di composizione e registrazione dell’album. Sono sempre stato attratto dalla musica che fosse in grado di esprimere tristezza e disperazione, anche al di fuori dell’ambito strettamente Black Metal, ed è stato naturale avvicinarsi progressivamente a questo tipo di sound. Come hai giustamente notato, c’è sempre stata una certa evoluzione in ogni nuova uscita ma senza per questo aver stravolto le radici della band. Le differenze tra il primo demo, ad esempio, e quest’ultimo album sono abissali ma non credo ci sia mai stato un cambiamento di rotta così brusco tra un lavoro e l’altro. “Requiem of December” è semplicemente un’estremizzazione ed un approfondimento delle emozioni contenute nel precedente “Journey…”.

La perdita improvvisa e definitiva di una persona cara, la morte, le paure insite nell’animo umano… in qualità di pittore che dipinge queste emozioni, da dove attingi i tristi colori per realizzare le tue opere? Cosa ha causato questa negatività in te?

Queste tematiche sono sempre state molto affascinanti, dal mio punto di vista, e sono sempre state più o meno presenti nei miei pensieri. Quindi, l’ispirazione proviene principalmente dai miei pensieri e stati d’animo, dalle cose che vivo quotidianamente, da quello che leggo e dall’altra musica che ascolto.

Un album dei Forgotten Tomb ha come titolo “Springtime Depression”, tu hai intitolato il tuo ultimo lavoro “Requiem of December”. Da un lato viene mostrato il contrasto fra la “bella” stagione e la depressione umana, dall’altro viene posto il mese di Dicembre come emblema della morte e della disperazione. Secondo te qual’è la stagione o il mese che meglio rappresenta la tristezza e perchè?

Per me l’autunno è la stagione più triste. Una tristezza assolutamente piacevole, comunque. L’abbondante natura che mi circonda sembra che muoia e la luce viene sopraffatta dall’oscurità. L’aria si raffredda e sento dei profumi e delle sensazioni particolari e molto forti. Tutte cose tristi ma piacevoli nello stesso tempo che mi rendono più mistico. Probabilmente, durante la mia vita, l’autunno è coinciso spesso con avvenimenti tristi e in qualche modo spiacevoli ma che ricordo spesso con nostalgia.

Ti sei sempre mostrato come una persona schiva, di poche parole ma molto disponibile. Spesso è meglio lasciar parlare la propria musica. Che rapporto hai con le persone che seguono e supportano il tuo progetto?

In realtà non ho molti contatti diretti con persone che conoscono la mia musica. I luoghi piuttosto isolati e poco popolosi in cui vivo non vedono la presenza di gente che conosce questo genere di musica e io non sono molto entusiasta quando si tratta di frequentare i locali giusti per questo genere di cose. Mantengo qualche contatto via e-mail con qualche altra band o label, anche all’estero, e a volte qualcuno mi scrive per qualche complimento, sempre ben accetto, peraltro.

I tuoi ultimi due lavori ti hanno messo sotto i riflettori facendo distinguere i Beatrik dai molti gruppi che popolano l’underground (vedi il contratto con l’Avantgarde), ti senti sotto pressione per la realizzazione del prossimo disco o poco ti interessa dei giudizi che riceverai?

I giudizi che ricevo e le recensioni che leggo a volte sono abbastanza interessanti perchè mi permettono di capire le cose da migliorare, anche se spesso ci sono recensioni che dicono il contrario di altre. Personalmente non mi sento responsabilizzato per il fatto di essere supportato da un’etichetta come l’Avantgarde. Probabilmente è la mia voglia di fare sempre meglio la cosa che mi mette più sotto pressione. Ogni nuovo lavoro mi richiede più impegno e non so se avrò il tempo, le energie e le idee per fare questo. Non voglio che il prossimo disco sia una copia di “Requiem…” o un album senza idee e che non ha nulla da esprimere come se ne sentono tanti in giro. A me non interessa accontentare il pubblico ma la musica deve accontentare me, per prima cosa.

In questi anni ti sei avvalso della collaborazione di alcuni musicisti, che rapporto hai con gli altri membri del gruppo? In che modo viene composta una canzone tipo dei Beatrik e come i restanti componenti interagiscono nella fase compositiva e concettuale?

Non è una cosa molto democratica ma tutte le idee compositive e concettuali che riguardano i Beatrìk sono opera mia. Riguardo gli altri musicisti, Vidharr, il batterista, è da qualche anno un membro stabile e fondamentale della band mentre Ferghus ha partecipato solo alle registrazioni del debut “Journey…” in qualità di session per le parti di basso. Ai tempi dei due demo mi avvalevo dei testi di un amico, anch’esso coinvolto nel Black Metal ma che non è mai stato un membro effettivo della band. La struttura embrionale della song è costituita dai riff di chitarra ma che da subito viene pensata come ad un insieme di tutti gli strumenti, in particolare con la batteria. Successivamente mi incontro con Vidharr e insieme decidiamo i dettagli per quel che riguarda il suo strumento. Non proviamo molto insieme ma le prove e le registrazioni sono fondamentali per apportare le modifiche necessarie. Per ultimi vengono i testi.

In passato sei stato influenzato molto dai primi lavori di Burzum, “Journey Through the End of Life” è un ottimo omaggio a questo modo di concepire la musica. Segui la scena italiana ed estera? Quali dischi ti stanno colpendo particolarmente in quest’ultimo periodo?

A molti sembrerà strano ma Burzum non è mai stato un’influenza così diretta per i Beatrìk come si potrebbe pensare. Stessa cosa per quel che riguarda i Katatonia oggi. Non seguo la scena in maniera molto approfondita, anzi. Credo sia impossibile rimanere aggiornati considerando il numero esagerato di uscite ma in verità non conosco neanche la maggior parte delle bands più blasonate del momento come quelle della scena francese, per esempio. Solitamente sono molto critico verso quello che ascolto e raramente trovo musica che mi coinvolge veramente. Forse l’ultima band che mi ha colpito sono stati i russi Old Wainds del demo, in particolare. In generale tendo a detestare le bands con la drum-machine anche se c’è qualche eccezione. I miei ascolti in ambito Black Metal sono quasi sempre rivolti al passato.

“Journey Through the End of Life” e “Requiem of December” sono, a mio giudizio, due ottimi dischi. Credo allo stesso tempo che il capolavoro dei Beatrik debba ancora arrivare. Se ne sei già consapevole vorrei sapere come ti muoverai per il futuro dei Beatrik, cosa ci dobbiamo aspettare?

Come accennavo prima, non voglio che il prossimo disco sia una copia dei precedenti o che sia carente di idee, obbiettivi e temi interessanti. Ho già qualcosa in mente ma sto ancora riflettendo. Forse le strutture e alcuni riff saranno più contorti e ricercati ma saranno ancora presenti abbondanti passaggi lenti e funerei, questo è sicuro. Non voglio e non posso anticipare altro anche perché non ho ancora composto praticamente niente e quindi un eventuale prossimo album non vedrà la luce molto presto.

Come ultima domanda vorrei togliermi una curiosità. Gli stessi componenti dei Beatrik hanno formato i Tenebrae in Perpetuum. Hai sentito la necessità di trovarti un progetto parallelo, magari meno intimo e personale, per sfogare la tua rabbia o questa doppia identità è dovuta ad altri fattori?

I Tenebrae In perpetuum sono nati per suonare una musica assolutamente oscura, brutale e carica d’odio. Alcuni di questi aspetti coincidono con quelli affrontati dai Beatrìk ma sono sviluppati in modo diverso. Non li considero un side-project bensì una band parallela ed ambedue hanno la stessa importanza, per me, perché permettono di esprimere i diversi lati della mia personalità.

Ti ringrazio per la disponibilità, prima del “funerale” di questa intervista che giunge al termine ti lascio lo spazio per dire ciò che vuoi, un messaggio, un pensiero…

Credo di aver detto un po’ tutto quello che c’era da dire, non ho nient’altro da aggiungere. Grazie a te per lo spazio.