13-12-2005, Alpheus – Roma

I norvegesi Gorgoroth, nel bene e nel male, rientrano in quella ristretta cerchia di gruppi che ha alimentato dal nulla la nera fiamma. Attivi già nel ’92, dopo un inizio di carriera caratterizzato da tre album micidiali come “Pentagram”, “Antichrist” (il migliore a mio avviso) e “Under the sign of hell”, la loro fama è andata scemando con l’ingresso nella Nuclear Blast. Attualmente il gruppo, quasi totalmente rinnovato rispetto alle origini, propone un black particolarmente cadenzato e teatrale, che soltanto in alcuni frangenti ricorda la matrice del passato. E’ tanta la curiosità, quindi, di assistere ad uno spettacolo live di una formazione che cura così tanto l’aspetto attitudinale. Con grande ritardo riesco ad arrivare a Roma, fortunatamente per me i Nostri avevano accumulato un ritardo consistente dovuto alla rottura del bus per l’attrezzatura. Il mio arrivo quindi coincide proprio con l’inizio dell’esibizione del gruppo locale, gli Zedher. Ritengo la loro proposta, anche se sufficientemente professionale, molto piatta e priva di grinta, spesso il tutto scaturisce in attimi di noia estrema. Così la loro esibizione scorre senza lasciare particolari episodi degni di nota, caratterizzata da parti vocali totalmente prive di espressività. Una snervante attesa anticipa l’inizio da parte dei 1349. Come scenografia, in bella mostra al centro del palco, è posizionato un elmo vichingo che pare essere quello raffigurato nel nuovo full, “Hellfire”. Dopo un’intro parte l’assalto sonoro del combo, supportato dall’impeccabile drumming di un certo Frost. A dir la verità il suono nei primi minuti rasentava ancora il caos più assoluto, soltanto un’abile regolazione dei volumi ha permesso di far raggiungere ai Nostri un sound decente. Come era prevedibile ascoltando i lavori in studio, l’esibizione si basa su un andamento ferale, dove a regnare è la velocità d’esecuzione. Il muro sonoro del drumming di Frost è spaventoso e il riffing, intricato e tagliente, riprende a piene mani dalla scuola thrash anni ’80 in certi frangenti, in altri è evidente la somiglianza con il sound dei Satyricon di Nemesis Divina. Sicuramente i pezzi migliori sono quelli provenienti dal penultimo disco “Beyond The Apocalypse”, ma soprattutto quelli estratti dall’ultimo “Hellfire”. Per la serie “quando non si conosce tregua”, l’esecuzione va avanti in un climax crescente di violenza e rabbia e termina fra pesanti riff thasheggianti. La prestazione alla voce di Ravn è sicuramente convincente anche se poco personale. In conclusione, i 1349 si confermano macchina da guerra in sede live e rispettano le aspettative esibendosi in maniera impeccabile, esibizione valorizzata dal bel suono offerto dall’Alpheus. A questo punto, dopo una meritata boccata d’aria fresca, si ci prepara ai Gorgoroth. Mi appresto a prendere posizione appena sotto al palco e attendo l’inizio dello spettacolo. A sinistra e a destra del palco vengono poste due enormi croci rovesciate di ferro e il fumo invade la sala del locale, che per l’occasione era per buona metà riempita dai blackster accorsi da tutta Italia. Anche qui c’è l’intro di rito, all’improvviso entrano i Gorgoroth. Voglio soffermarmi sull’aspetto meramente attitudinale del gruppo. Personalmente ritengo che la grande teatralità che da subito si era intravista rappresenti un grosso punto di forza, determinante è riuscire a creare l’inferno in note e, ovviamente, la componente visiva è essenziale. Face-painting pesantissimo, grandi croci rovesciate al collo e posa plastica… così si sono presentati i Gorgoroth, sotto le note inquietanti dell’intro e fra la nebbia artificiale. Dal sicuro impatto l’imminente attacco, posso senza ombra di dubbio dire che Gaahl è uno dei migliori singer sulla scena. E’ proprio il frontman a guidare lo spettacolo, un’espressività ottima e una padronanza nell’esecuzione che lo porterà ad esibirsi con molteplici sfumature, dallo screaming al growling, per finire nelle agghiaccianti clean vocals. “Procreating Satan”, estratta dall’ultimo “Twilight Of The Idols”, apre il concerto, è evidente come la song risulti più cattiva e ispirata suonata in sede live, impatto violento ed evocatico. Vengono suonati brani presi da un pò tutta la discografia, degni di nota a mio parere i bellissimi “Possessed by Satan” e “Revelation Of Doom“, fra le altre appaiono “Under The Pagan Megalith”, “Profetens Åpenbaring”, “Bergtrollets Hevn”, “Katharinas Bortgang e “Forces Of Satan Storms”. Un alone di malvagità è presente nell’aria, efficace ed esaltata da un narcisismo malato, la musica scorre come un lento fiume nero, dopo soli 50 minuti tutto è terminato. A questo punto, vista la decisione del minutaggio, non posso che elogiare la band norvegese che, come sul momento avevo sperato, non ha concesso alcun bis. Una prova, quindi, esaltante ma veramente breve, che comuqnue non mina una certa coerenza di fondo. Infernus è quello che risulta nelle parti soliste più sporco, forse un pò provato, vista l’ora e l’immancabile Jack Daniel’s. King Ov Hell (basso) e Skagg (session man), alla chitarra ritmica, sono impeccabili per cattiveria di esecuzione. Sezione ritmica degnamente completata dal quadrato ed essenziale Dirge Rep che, dietro le pelli, si dimostra sicuro e dinamico. Quindi, come da aspettativa, i Nostri spazzano via la precenente buona prova dei 1349, dimostrando che la loro fama e il loro alone leggendario è degnamente rappresentato durante l’esibizione dal vivo. Posseduti da Satana, verrebbe da dire visto il loro atteggiamento. Purtroppo molti non capiscono che l’essenza dei Gorgoroth è viva quando i musicsti sono sul palco, truccati e impeganti ad interpretare la loro parte. Tolto il trucco sono persone normali, forse un pò schive… però se uno si chiede il perchè di questo cambiamento non ha capito nulla del Black. La storia di questo genere si fa con in fatti, con l’esibizione live, con i dischi. Non con il gossip da casalinga, alla fine solo i fatti restano. La musica resta, è la musica ad alimentare la nera fiamma, non ha importanza cosa è accaduto prima o dopo. Poco interessante, allo stesso modo, l’uscita finale di un Frost un pò offuscato, per usare un eufemismo. Alcuni parleranno anche di questo, io ho preferito dare peso alla mera musica e al modo in cui questa viene rappresentata durante un live, il resto è poco interessante… Per il resto, i Gorgoroth hanno saputo sottolineare i binari di malvagità che percorrono da anni, risultando freddi e distaccati. Forse qualcuno era andato in quel di Roma per ricevere amore e calore, gli è andata male.