Xibalba Itzaes – Ah Tza Xibalba Itzaes

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Continuo la mia personale (e purtroppo parziale) esplorazione della scena black metal messicana, andando questa volta a riscoprire una band storica dell’underground locale, ovvero gli Xibalba Itzaes, gruppo attivo fin dai primi anni novanta, che nel 1994 diede alle stampe il proprio full length di debutto (“Ah Dzam Poop Ek”, con il moniker Xibalba), tra i primi album di metal estremo a circolare anche fuori dai confini nazionali. Ora, dopo ventiquattro anni di silenzio pressochè assoluto, inframmezzato soltanto dall’uscita di una compilation celebrativa (“Ancients”, nel 2007) e di un ep (“Ah Tza!”, nel 2015), i nostri tornano inaspettatamente a farsi sentire, dissepolti dalla spessa sabbia del tempo dalla sempre attivissima Nuclear War Now! Productions. “Ah Tza Xibalba Itzaes” è un lavoro che rende musicalmente giustizia al nome della band (Xibalba è in sostanza la denominazione dell’ade, o se preferite dell’inferno, nella mitologia maya), rievocando demoni mostruosi e divinità spietate in un viaggio negli abissi sulfurei, dominato da chitarre affilate, da vocals urlate e nervose e da un drumming costantemente forsennato.

Il sound degli Xibalba Itzaes è in verità piuttosto classico e non c’è da stupirsi, visto che gli esordi della band risalgono ad un periodo nel quale la così detta “seconda ondata” black muoveva i suoi primi passi, andando minacciosamente a diffondersi dalla penisola scandinava al resto del mondo: ed infatti il combo messicano riprende più di una suggestione compositiva dai primi Immortal, soprattutto per il suono estremamente vorticoso ed abrasivo e per l’assalto frontale mai domo che si incarna in una serie di canzoni arrembanti, che investono l’ascoltatore a colpi di furioso black metal vecchio stile, con qualche sporadica puntatina in territori più thrasheggianti, e per questo un altro accostamento abbastanza spontaneo potrebbe essere fatto con i texani Absu. Oggi la proposta degli Xibalba Itzaes è decisamente più monolitica e compatta rispetto a quanto fatto in passato: è stato accantonato infatti il ricorso a brevi intermezzi strumentali, nei quali facevano la loro comparsa anche strumenti tradizionali, che aveva caratterizzato il primo album dei nostri, e ciò a favore di una continua, ferale e pulsante aggressione sonora. La band, nonostante abbia forse perso qualcosa in termini di fascino avvolgente e misterioso, ha comunque mantenuto il proprio concept (per noi esotico) incentrato sul foclore preispanico, sulle tradizioni e sulla mitologia degli antichi maya, rivisitandolo alla luce di un approccio meno maestoso e più primitivo ed oscuro, con una produzione piena di riverberi e dannatamente old school. Dopo una pausa di oltre vent’anni gli Xibalba Itzaes dimostrano comunque di saper ancora far male: senza dubbio non deve essere facile riprendere le fila di un discorso musicale e stilistico dopo uno iato così consistente, ma pezzi selvaggi ed affilati come “Throughout The Equinox” e “Dawn Of Endless Horrors” sono lì a dimostrare che i nostri hanno ancora più di una freccia al proprio arco. A mio parere questo è un lavoro che vale la pena recuperare ed ascoltare, gradita testimonianza di una scena poco conosciuta ma sicuramente vitale ed interessante.