Allegiance – Beyond The Black Wave

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Il 2018 si conferma sempre di più come l’anno dei debutti sulla lunga distanza di tante black metal band più o meno recenti che erano già presenti sul mercato esclusivamente con demo o degli ep/split. Questo volta è il turno dei transalpini Allegiance che oltre a mangiare baguette, deliziosi formaggi e affettati di pregevole gusto, sicuramente si nutrono a pranzo e cena con dell’ottimo metallo di matrice nord europea, specialmente proveniente dai fiordi norvegesi. “Beyond The Black Wave” è un onda nera di impronta novantiana che, ascolto dopo ascolto, mi fa tornare in mente sempre più, tra le altre, la band di Ihsahn nel periodo del capolavoro “Anthems To The Welkin At Dusk”. Di sicuro a distanza di vent’anni non si può parlare di scopiazzatura o plagio, ma l’ombra di  quel lavoro si palesa passo dopo passo, per le soluzioni armoniche e melodiche delle chitarre cosi come l’utilizzo sporadico ma ben riuscito delle clean vocals. Un disco complesso e di non facile assimilazione nonostante l’ottima produzione al passo con i tempi che rende fluido e snello l’ascolto, con suoni affilati come lame.

La durata media si assesta attorno ai cinque minuti a canzone  sufficienti ai nostri per poter dare sfoggio di tutte le loro capacità tecnico/compositive assolutamente autorevoli; pertanto pare di non avere a che fare con debuttanti ma una band coesa e sul fronte già da parecchio tempo. Il misticismo di questo disco, che aleggia nell’aria, si percepisce già dalla devastante opener“The Fall Of Black Heroes”, per poi evolversi costantemente raggiungendo il suo massimo livello in “The Entity Behind The Wall Of Flames”, il pezzo più evocativo di tutto il disco, nel quale oltre ai già citati Emperor riesco a sentire echi lontani di un folk-viking più vicino ai sempre norvegesi, e ormai dispersi, Asmegin. Il punto di forza di “Beyond The Black Wave” è appunto quello di saper mescolare irruenza e ferocia a momenti più intimi e melodici, senza mai tralasciare l’impatto: le radici di un thrash che funge da aroma a questo black metal di lontana memoria ma così tanto attuale. Un connubio non sempre facile da creare dove il rischio di incepparsi o cadere nel banale è sempre molto elevato. “Shadows From The Pyre” ne è un esempio lampante: sembra di essere piombati in un fiordo con il vento gelido ad accarezzare le nostre pellicce mentre siamo a bordo di un drakkar; pure in questo caso i cori utilizzati si sposerebbero efficacemente a una band più prettamente viking.

Purtroppo alcuni episodi di questo debutto cadono nella classica trappola del ripetersi e sembrare, nonostante la non eccessiva durata dei brani, prolissi; la similitudine dei brani è effettivamente palese e viene interrotta quasi esclusivamente dalle soluzioni liriche che, con l’utilizzo delle clean vocals, danno maggiore profondità e personalità ai pezzi, laddove presenti. Tuttavia dobbiamo ricordarci, a prescindere dal notevole spessore tecnico della band, che siamo davanti a un debut album. Pertanto non ci sentiamo di rimandare al prossimo lavoro la band, protagonista comunque di un lavoro strutturalmente impeccabile così come tecnicamente ineccepibile, ma nutriamo la speranza che tutto ciò di buono espresso in questo “Beyond…” venga incrementato con una maggior dose di personalità e di sicuro parleremo di un lavoro ottimamente riuscito. Per ora non si può fare altro che augurare il meglio a questi ragazzi che hanno stoffa da vendere.

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