Chapter V:F10 – Pathogenesis

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L’Ucraina è sempre più sorprendente, quanto a uscite estreme, negli ultimi anni, sia per quanto riguarda l’effettiva quantità che lo spessore qualitativo propostoci, e tra tutti questi Astaroth Merc è di sicuro una persona instancabile e insaziabile, uno di quelli che vivono per la musica, quella più nera, oscura e malvagia. Dopo i Reventale, dei quali è mastermind a tutto tondo, e svariate altre collaborazioni tra le quali Deferum Sacrum, Balfor, ora è il turno dei Chapter V:F10 giunti al loro secondo full lenght. Il nome di questo progetto, alquanto bizzarro, sta a indicare invece un qualcosa di particolarmente serio, ossia la decima clausola del quinto capitolo di una classificazione internazionale delle malattie, i “disturbi psichici e comportamentali a causa dell’abuso di alcol”. Moniker che si coniuga perfettamente con testi e atmosfere all’interno di questo nuovo “Pathogenesis”, che per via della sostanziale differenza rispetto al resto del panorama black mi ha incuriosito non poco. Decisamente alternativo rispetto alla stragrande maggioranza dei progetti black metal in circolazione circa le tematiche proposte, ma appunto per questo Chapter V:F10 mi ha incuriosito. Non si tratta del classico black sparato a 3546 bpm senza lasciarti fiato, nonostante la violenza d’impatto e di collisione, le atmosfere che aleggiano in questo disco sono prettamente malsane e prive di speranza; gran spazio è stato lasciato alla parte strumentale, utilizzata per trascinarci laddove non si può più fare ritorno. Tra gli otto pezzi che compongono il platter solo quattro sono cantati ma anche in questi la componente atmosferica veicolata dai soli strumenti fa da padrona, con chitarre vorticose che spesso hanno l’intento di ipnotizzare l’ascoltatore con riff e arpeggi che si ripetono sino a trasportarti in un manicomio di svariate decine di anni or sono, dove la lobotomia era di casa, per intenderci. Un sound che porta alla disperazione.

“Pathogenesis As Grace”, con il suo breve intro di spoken words in ucraino, funge da apripista per un twister di note malvagie che trasmettono sofferenza e dolore. Lo scream di Howler, fido scudiero di Astaroth in questo progetto, si amalgama alla perfezione con il senso di disagio che il mastermind vuole creare, viste e considerate le tematiche portate avanti dalla band. Venti di disperazione continui, che non danno tregua, sono seguiti, dopo una breve parentesi strumentale al limite dell’industrial, da “Wrong Alien Endorphin”, un altro massacro dove il blast a questo giro viene alternato a un mid tempo con un tappeto di doppia cassa che sembra farti piombare in mezzo a un fuoco incrociato di M-134 senza tregua alcuna. Il disco prosegue con l’alternanza di episodi strumentali, che servono esclusivamente per creare un maggiore pathos e far rifiatare chi ascolta da brani che possiedono la più classica struttura delle black metal song, irrobustite da pesanti dosi di black scandinavo, con riff spesso più lenti e pesanti che si eclissano in parte per poi lasciare spazio alla furia cieca del tremolo. “Pathogenesis” non è un disco da compagnia, non è un disco da riflessione, e neppure di quelli che metti in auto per fare una gitarella al mare. Qui le parole d’ordine sono perdizione e ansia. Spesso manca l’aria ma al contempo è innegabile la qualità delle composizioni e, nella loro particolarità, anche la fruibilità da parte della maggior parte di persone che ascoltano musica estrema. La produzione è più che sufficiente anche se in alcuni frangenti potrebbe risultare caotica, ma è inevitabile vista la furia espressa in alcuni brani, snelliti solo dall’alternarsi con frangenti prettamente atmosferici, rendendo l’ascolto non eccessivamente faticoso, nonostante l’estremismo sonoro di questi due individui. Un disco da ascoltare a luci spente, possibilmente immaginando di essere dentro un ospedale psichiatrico e pregando di non uscirci in quanto fuori una guerra nucleare incombe.