Gli Hate Profile sono una realtà tutta italiana che da poco si è messa il luce, si è fatta conoscere con un buon disco d’esordio e pare che questo rappresenti solo l’inizio di un lavoro che si svilupperà nell’immediato futuro. Mentre abbiamo la possibilità di ascoltare il primo full targato Hate Profile, nell’attesa di novità, facciamo quattro chiacchiere con Amon418, polistrumentista e mente del progetto.

Vorresti presentare ai nostri lettori il significato che ha per te questa trilogia di tre dischi che è stata inaugurata dal buon “Opus I: The Khaos Hatefile” e spiegare qual’era la necessità espressiva che ti ha portato ad intraprendere la realizzazione di un progetto sicuramente ambizioso?

Il significato della trilogia è un sentiero evolutivo basato su tre punti fondamentali che rimangono gli stessi durante tutto il suo svolgimento: rivolta contro un mondo che fatico a sopportare, evoluzione dello Spirito (che riporta indietro, verso lo Spirito Antico), uniti ad un immaginario esoterico, visionario e apocalittico. Queste erano le premesse di partenza quando ho iniziato a scrivere “The Khaos Hatefile”, ma una volta finito, mi resi conto che non avevo raggiunto la conclusione, bensì avevo tracciato le sole linee guida. Decisi così di continuare a scrivere, ritrovandomi con un concept diviso in tre parti aventi caratteristiche diverse, con un comune denominatore: evoluzione nella decadenza. I tre capitoli differiscono quindi nell’essenza espressiva che si riflette nell’estetica. Non era nelle intenzioni iniziali realizzare un progetto tanto complesso.

Il tuo disco di debutto ha subito molte recensioni dalla sua uscita, ti senti soddisfatto delle reazioni che ha avuto la critica? Qual’è l’aspetto che ti ha fatto più piacere sentir lodato?

Molto soddisfatto, la maggior parte di esse sono veramente ottime, anche se -ovviamente- ne ho trovate anche di negative, ma è giusto così, non mi aspettavo nulla di diverso. Gli aspetti messi in luce sono diversi, a volte anche inesistenti per me, ma ognuno filtra la musica attraverso la propria sensibilità. Mi ha fatto piacere sentir lodare la varietà, la modernità e la freddezza, componenti che ritengo fondamentali…sono contento anche del fatto che in molti abbiano sottolineato la buona produzione ed esecuzione. Fastidioso invece vedere come certi INFAMI (Rock Hard Tedesco, per esempio) buttino fango sui gruppi che non comprendono per il solo gusto di farlo, senza nemmeno approfondire l’ascolto e le tematiche…hanno trattato allo stesso modo anche Aborym: supportate la musica, non quella gente!

Quali sono stati i tuoi ascolti preferiti durante il periodo di composizione di “Opus I: The Khaos Hatefile” e quanto questi ascolti ti hanno influenzato ed ispirato per scrivere musica?

E’ stato scritto in un periodo talmente lungo che nemmeno lo so più! Sicuramente Dissection, Satyricon, Thorns, Darkthrone, Limbonic Art, Burzum, Zyklon…ma veramente tanti altri, compresi molti gruppi death metal (Immolation, Death, Pestilence e la vecchia scuola tecnica) ed electro (Kirlian Camera, VNV Nation, Front 242…). Sinceramente, non so quanto mi abbiano influenzato, quando scrivo cerco di raggiungere un certo risultato a prescindere da come suona, ma è anche vero che a volte i riff entrano in testa da soli: forse in questo casi si manifestano inconsciamente le influenze. Alcuni hanno messo in luce similitudini con i primi tre gruppi che ho citato, infatti, ma anche con altri che non ho mai seguito!

La musica da te proposta, nonostante rimanga su solide basi Black Metal, propone sfumature stilistiche non indifferenti, andando a ripescare alcuni riffs molto classici e, allo stesso tempo, sfociando in momenti che si potrebbero definire sperimentali. Come mai hai sentito il bisogno di utilizzare stili non totalmente canonici per il genere e come si evolverà in futuro questa caratteristica?

Se devo essere sincero, non mi sono prefissato altro che seguire gli input dei testi, sapevo -ad esempio- che la parte finale del disco doveva essere più caotica (e quindi disarmonica) e disperata, malata. Ho semplicemente cercato di riprodurre in musica gli umori dei testi, cercando di rimanere legato al black metal per una questione ideologica e di attitudine. Anche cercando una buona produzione, non volevo certo discostarmi troppo dalla tradizione. E’ fondamentale per questo progetto. Il prossimo disco sarà più ancorato al BM, in quanto i testi sono più diretti ed aggressivi, il disagio contenuto in Opus I si sfoga con violenza: una guerra sia interiore che esteriore, per questo sarà più violento, marziale, ossessivo. Non mancheranno i synth, anzi, saranno molto presenti per riprodurre la malattia spirituale degenerativa di questa Epoca, anche se nella stessa maniera discreta che hai potuto sentire su The Khaos Hatefile. Il riffing sarà comunque molto, molto BM…cercherò per questo di dare una certa varietà ritmica, sovrapponendo chitarre con trame diverse: i riff base sono molto, forse troppo, lineari.

Essenzialmente gli Hate Profile sono una one man band, nonostante l’impiego di un session drummer per le registrazioni di questo primo full. Ti piace questa condizione e in futuro come verrà gestito l’aspetto compositivo ed esecutivo dei tuoi lavori?

Adoro questa libertà che per la prima volta mi sono concesso. Nulla cambierà fino alla fine della trilogia, ho già scritto tutti i testi, ho deciso il percorso e finirò di comporre da solo. Ma qualcosa cambierà per l’esecuzione. Al prossimo disco parteciperanno diverse persone, unite dalla stessa forza e dalla stessa attitudine, unite per raggiungere uno scopo comune: dipingere il Kali Yuga e manifestare rancore. Mi piace collaborare con altri musicisti e ho bisogno di gente coinvolta che ci butti energia, sangue e convinzione: voglio sentire le energie che si accumulano nelle tracce…

Ci troviamo in un mondo che mostra il suo totale degrado, la mancanza di valori e la nullità della maggior parte degli individui che popolano il nostro pianeta può causare negli spiriti sensibili reazioni che si manifestano nell’odio più profondo, nella violenza e nel risveglio di antichi demoni. Quanto pensi che questa condizione abbia ispirato una manifestazione musicale come quella riscontrabile in “Opus I: The Khaos Hatefile”?

Tantissimo. Ti dirò di più, il nome Hate Profile è dovuto a ciò: è ai subumani come quelli che hai appena descritto che è dedicata la parola Hate, in contrasto con Profile che delinea invece l’aspetto più spirituale del progetto…che solo pochi saranno in grado di recepire, temo. Gli antichi demoni si sono svegliati, come hai giustamente detto: il Caos che riposava in fondo alle Acque si è svegliato ed accorre verso di noi, invocato dalla distruzione e dallo squilibrio creato dagli uomini.

C’è un concept, un filo conduttore di fondo, che lega le varie canzoni del disco? Potresti spiegarci il significato di alcune lyrics rappresentative e come hai associato un certo sound all’espressione di questi concetti?

Il filo conduttore, come detto, è lo stesso lungo l’arco di tutta la trilogia. Forse “The Khoas Hatefile” è il capitolo meno focalizzato, quello in cui si accenna a tutti gli aspetti in gioco. In Bleeding Black Heart si delinea la separazione, i Lupi sono una metafora dell’Uomo che si rende conto della sua diversità e della pochezza dei suoi simili ed inizia un cammino personale. In The Darkened Angel chi ha intrapreso questo cammino si rende conto di come la metafora della Caduta e dell’Angelo Nero sia ad un livello profondo, esoterico, la migliore rappresentazione di sé. Con “The Day My Feathers Fell”, si fa strada la disillusione totale e dell’odio per poi continuare nella seconda parte del disco, quella in cui visioni apocalittiche, disprezzo e disperazione si uniscono in maniera caotica e dolorosa. Per quanto concerne l’associazione del sound, compongo in maniera molto istintiva e quando ritengo di aver trovato la giusta formula, la uso, semplicemente. Tutto ciò è molto variabile, per esempio il testo di 17 Empty Rooms mi è entrato in testa da solo: è stato scritto in 5 minuti, seduto sul pavimento di casa…quando ho suonato per la prima volta il riff centrale ho saputo immediatamente che era il suo.

Con i mezzi di comunicazione moderni sicuramente lo scambio di materiale ed idee è molto facilitato, purtroppo questo ha anche fatto morire (o quasi) il gusto che c’era nel vivere l’underground. Pensi che sia ancora possibile mantenere viva una scena con una certa sincerità di fondo, mettendo da parte quegli individui che, da eterni detrattori e deboli modaioli, hanno inevitabilmente infangato questo genere sfruttando la sua maggiore accessibilità?

Sono convinto che sia possibile individuare chi fa musica con il giusto spirito dai pagliacci in una manciata di minuti: sta alla gente supportare i gruppi e le persone giuste. Sfuggono a questa “catalogazione” i bravi mestieranti; ma, in tutta onestà, nel BM non ce ne sono poi molti: le persone convinte sono anche quelle che diventano brave, professionali. Gli altri passano la mano o vengono scovati…o perlomeno così mi piace pensare.

Cosa ti senti di dire circa la scena Black Metal nostrana in termini di mera musica? Pensi che sia migliorata rispetto al passato e che sia più unita? Quali sono le realtà che ritieni più meritevoli e perchè?

Certo, è migliorata tantissimo ed è anche più unita. Io sono in contatto con diverse band, rispetto e supporto ognuna di queste, ovviamente mi piacciono le loro proposte. Solitamente si entra in contatto mostrando apprezzamento. Supporto ad Aborym, Black Flame, Impure Domain, Handful of Hate, Defixio, Carnality, Hiems, Spite Extreme Wing, Entity, Ensoph e a coloro che al momento ho purtroppo dimenticato.

Pensi che la tua musica potrebbe essere adatta ad essere suonata in sede live? Hai mai pensato di organizzare qualche data in cui esibirti, con il supporto di strumentisti che completino la line-up? In generale pensi che il Black sia adatto ad essere trasposto in esibizioni dal vivo?

Credo che la mia musica si presti abbastanza al live. Forse in virtù di come è stato registrato l’album e di come sono “ritmiche” certe canzoni…ma non so fino a che punto sia adatta a livello di attitudine: davanti a chi potrei suonare? Che reazione avrebbero gli spettatori e cosa percepirebbero della proposta? Non saprei proprio. Per questo suonerei solo in contesti adatti a recepire la musica di Hate Profile, ossia in festival estremi o con un paio di band con un’attitudine similare. Altrimenti meglio il silenzio. Ci ho pensato più di una volta, comunque, e ne ho già parlato con diversi musicisti. Ripeto, non so fino a che punto valga la pena condividere tutto ciò…forse anche nelle interviste sono troppo esaustivo: mi ritrovo infatti spesso con giudizi su quanto io voglia essere intellettuale o peggio…la gente non capisce.

Cosa rappresenta l’artwork di questo “Opus I…”? Come mai hai deciso di far utilizzare delle tinte abbastanza inusuali per il Black Metal?

Rappresenta il freddo di questa Epoca, il Caos all’interno del quale i colori stessi vengono invertiti e sconvolti, la desolazione e il misticismo dei luoghi dove sono scattate le foto. La mia inequivocabile e fiera appartenenza a questi luoghi, vicini a dove sono nato o vicini alla mia anima. Fabban ha capito in pieno ciò che volevo e trasposto graficamente l’essenza dell’album.

Grazie per la disponibilità, concludi come meglio credi.

Grazie a te per il supporto e l’interesse…continuate l’ottimo lavoro con BM Ist Krieg, necessitiamo di realtà dedicate. Il vecchio marcisce e degenera, il nuovo avanza, siamo la Voce dei Tempi Oscuri, della Catastrofe Ultima che si avvicina inesorabile.