Gli Aborym sono da poco tornati in scena grazie al loro nuovo album, “Generator“. Ascoltando il disco è evidente che ci troviamo di fronte ad una band in forma, con ancora molto da dire e da sperimentare.
Visto che di troppe presentazioni i Nostri non hanno bisogno, vi lascio all’intervista. A seguire potrete leggere le risposte di Fabban alle mie domande, con qualche sporadico ma interessante intervento dell’ex Emperor, ora in formazione con gli Aborym, Bard ‘Faust’ Eithun.

Salve Fabban, l’uscita del nuovo “Generator” è stata accompagnata da un significativo cambio di line-up. I nuovi elementi hanno dato nuova linfa vitale al progetto e sono stati fautori di ottime prestazioni donando, allo stesso tempo, grande prestigio all’attuale formazione che incarna gli Aborym. Come mai la scelta è ricaduta proprio verso Prime Evil e Bard “Faust”? Quali sono state le necessità espressive che vi hanno portato a indirizzare la vostra scelta verso questi due nomi prestigiosi?

Faust: Penso che il gruppo abbia subito molti cambiamenti, i più evidenti sono risultati il mio ingresso e quello di Prime Evil assieme alla dipartita di Seth ed Attila. Penso che questo abbia rimarcato un periodo di transizione per la band ed è stato importante per Nysrok e Fabban l’aver cambiato qualcosa, un qualcosa che potrai ascoltare nel nuovo album. I pezzi adesso sono più ragionati, la struttura è migliore e le canzoni sono più “vere canzoni” ora, non solo riffs su riffs.

M.Fabban: La scelta è ricaduta su di loro fondamentalmente per la forte amicizia che da anni ci lega più che per le loro doti tecniche. Non riusciremmo mai a creare un gruppo di battaglia forte ed unito se alla base di tutto non ci fosse rispetto, stima e amicizia. Ci conosciamo da tempo, ci vediamo spesso in Norvegia o a Roma.. insomma, oltre alla musica abbiamo molte altre cose in comune, e quando abbiamo deciso di fare questo passo importante a livello di cambiamenti nella line-up non potevamo scegliere nessuno all’infuori di loro. Sia Faust che Prime Evil hanno accettato di buon grado questa sfida, e il nostro primo sigillo si chiama “Generator”.

Il vostro ultimo album è stato accompagnato anche dal cambio di etichetta, cosa vi ha portato a scegliere la Season Of Mist e cosa vi aspettate da questo nuovo contratto?

M.Fabban: Ci aspettiamo solo che le tante persone che ci supportano in tutto il pianeta abbiano la possibilità di comprare i nostri dischi senza problemi. Per il resto.. la musica estrema per noi è una passione atavica, non abbiamo mai vissuto con i soldi dei nostri dischi e Aborym restano una band underground, non una trendy big-band.

L’uso dei sintetizzatori permette ad una persona di esprimere attraverso suoni e rumori le proprie emozioni, una presa di coscienza circa questo strumento garantisce una maggiore padronanza nel riuscire ad ottenere esattamente quello che si ha in mente. Qual’è il tuo rapporto con uno strumento così mistico e ricco di spunti?

M.Fabban: Un sintetizzatore, o l’unione di due-tre o quattro sintetizzatori insieme, permette cose inaudite ed impensabili. Si tratta di qualcosa di incredibilmente eccitante e stimolante, soprattutto mettendoli in simbiosi con strumenti più classici come una chitarra on una batteria.

Quello che credo abbiate cercato di ottenere, disco dopo disco, è un’evoluzione costante ma che non snaturasse il vostro marchio di fabbrica, il vostro sound caratteristico. Cosa pensi che rappresentino i vecchi album degli Aborym e in quale prospettiva li vedi dopo l’uscita di “Generator”?

Faust: Sono stato estraneo al gruppo per la maggior parte della storia della band, però credo che ogni album abbia le proprie caratteristiche. Kali Yuga è davvero bizzarro e allo stesso tempo oscuro e melanconico, come Fire Walk With Us! E With No Human…è più preciso e freddo. Generator ha un’atmosfera più calda, ma allo stesso tempo riesce ad essere brutale.

M.Fabban: Sono profondamente fiero di TUTTI i dischi che abbiamo realizzato dal ’99 ad oggi. Ognuno è un pezzo della nostra vita e ognuno nasconde ricordi spesso drammatici, situazioni difficili, momenti di angoscia, sangue, sofferenza. Ogni disco di Aborym è un capitolo del libro nero che stiamo scrivendo. Personalmente sono molto legato a “Fire Walk With Us”, per tutta una serie di motivi personali, ma trovo che “Kali Yuga Bizarre” all’epoca fù un vero calcio in culo e una ventata di aria nuova e gelida su quella che era la scena in quegli anni, così come penso che “With No Human Intervention” sia uno dei dischi più geniali degli ultimi 10 anni. “Generator” resta senza ombra di dubbio il nostro disco più “negativo”, e per questo il mio preferito. Poi, come è normale che sia, l’ultimo disco per una band è sempre quello più rappresentativo… è ovvio.

Ho notato che vi impegnate in un durissimo lavoro compositivo per realizzare ogni vostro singolo album, un impegno che catalizza tutte le vostre forze nella nuova opera. Qual’è stato il processo compositivo che tu, Nysrok ed i nuovi arrivati avete intrapreso per dare vita a “Generator”?

M.Fabban: Dici bene. Abbiamo versato sangue e sudore su questo disco, per tanti mesi. Abbiamo passato notti senza dormire a lavorare su un progetto enorme, abbiamo passato settimane rinchiusi sotto terra a registrare, con tutte le conseguenze che uno stile di vita del genere, portato avanti per molto tempo, può recare a quella che è la vita di tutti i giorni: stanchezza, casini nei rapporti privati (girlfriends, amici ecc), problemi sul lavoro e quant’altro. Ma per noi realizzare un disco equivale a vivere, e non possiamo farne a meno. Io e Nysrok ci siamo dedicati per circa 5 mesi al songwriting, scrivendo testi, riff, partiture di synth, studiando ed editando i vari suoni attraverso svariati back-up.. sino ad ottenere quelli che erano gli scheletri dei pezzi di “Generator”. Una volta raggiunto un livello qualitativo-secondo noi-alto abbiamo iniziato a lavorare con Bard sui tempi di batteria, e quindi con Prime Evil per quanto riguarda le voci. L’assemblaggio finale è avvenuto in studio. 4 Mesi di studio, a Roma.

Leggendo sul vostro sito ho trovato alcune dichiarazioni molto interessati. Voi sostenete che lo sfruttamente dell’uomo nei confronti della natura e degli animali stia causando danni irreparabili al nostro pianeta. Un atteggiamento folle di un uomo che, schiavo del sistema e di falsi moralismi, sta distruggendo ogni presupposto per la sua sopravvivenza. Potresti sviluppare questi concetti e, cosa molto interessante, rapportarli al sound e al concept di “Generator”?

Faust: Fabban ha scritto la maggior parte delle lyrics, io ne ho scritte solo due. Ad ogni modo, io scrivo principalmente circa l’individualismo e contro il conformismo, sulle possibiità che ha l’uomo di sopravvivere su questo mondo adattandosi all’ambiente esterno senza perdere la sua integrità. Le mie lyrics esprimono soprattutto come l’uomo dovrebbe essere secondo il mio punto di vista, sono più soggettive rispetto a quelle di Fabban. In pratica è la stessa impostazione che ho usato con gli Zyklon. Come sempre disprezzo la massa e il comportamento da pecora. Preferisco esistere per me stesso, senza il bisogno di socializzare in ogni occasione a destra e a manca.

M.Fabban: L’uomo è malato. I nostri padri erano ammalati e i nostri figli nasceranno malati. L’uomo crea per poi distruggere, ma quando distrugge lo fa animato da una furia cieca, creando spesso danni irreparabili. Puoi estendere tutto questo ovunque, in qualsiasi ambiente, in qualsiasi parte del pianeta, in qualsiasi ideologia, religione, in qualsiasi pensiero logico. La verità resta una ed una sola: siamo dominati dal maligno, che è dentro di noi, e che scaglia uomini contro uomini. Omnia Est Malis Est: questo il concept che sorregge Generator. Qualsiasi cosa esista è Male. Un concept NEGATIVO, realistico e assolutamente aperto a qualsivoglia riflessione da parte di chiunque. Abbiamo analizzato fatti, non parole. Leggi il giornale di oggi, leggi quello di domani.. oppure accendi la Tv, guarda un telegiornale, accendi la radio: troverai ovunque morte, pazzia e chaos. Ovunque e per sempre. Fino a quando qualcosa o qualcuno premerà quel cazzo di bottone.. ed esploderemo in aria.

Voglio farti una domanda sulla tua concezione di Black Metal. Credi che questo genere sia adatto per rappresentare in musica il Kali Yuga? Come pensi che la fusione con inserti Industrial possa amplificare il senso di rigetto e di alienazione verso il mondo moderno?

Faust: Tutto cambia e il concetto di Black Metal probabilmente non è lo stesso di 15 anni fa. Quando una corrente musicale poco conosciuta intraprende un percorso più in evidenza credo che gli effetti si notino, in un modo o nell’altro, penso che da quando il Black è diventato più commerciale abbia perso in parte le sue radici e i suoi propositi iniziali. In ogni caso, questo è quello che succede quando un qualcosa viene esposto alla luce del giorno.

M.Fabban: Rispetto a 10-15 anni fa sono cambiate tante cose. Oggi tutto è alla portata di tutto e questo genere si è inflazionato. Centinaia e centinaia di bands, magazines.. e poi con internet tutto questo chaos si è velocizzato paurosamente. Esistono ancora menti e formazioni che lavorano bene e che portano avanti tutto questo. Ma per fortuna si è creata una forte alleanza tra i gruppi ed una netta separazione tra gruppi e audience.

Quali sono le uscite discografiche recenti che ti hanno più stupito e perchè hanno attirato la tua attenzione?

M.Fabban: Il gruppo di Frost, 1349, poi Tsjuder, Pest, Black Flame, Impure Domain, Hate Profile…

Tornando a “Generator”, secondo te quali sono i punti di forza di questo disco?

M.Fabban: La sua eccessiva “negatività”. Ripeto: questo è il disco più nero di Aborym, dal 1999 ad oggi.

Qual’è il significato dell’artwork e della copertina di “Generator”?

M.Fabban: L’idea è mia ed è stata realizzata da Lorenzo Mariani. Abbiamo deciso di non utilizzare colori e il demone al centro rappresenta appunto “il generatore”, il grande capro nero dei boschi che genera un esercito di dannati.

Gli Aborym sono stati pochissime volte trasposti in sede live, come mai avete preso questa decisione? Possiamo aspettarci novità in merito nell’immediato futuro?

M.Fabban: Vedremo. Aborym sono innanzitutto una band da studio, ma cercheremo di suonare live in occasione di grossi concerti ben organizzati. Come sai siamo per metà italiani e per metà norvegesi ora, pertanto non è semplicissimo trovare lunghi periodi per dedicarci alla preparazione di concerti. Ma faremo il possibile.

Bene, ti ringrazio per l’intervista e faccio un in bocca al lupo a te e agli Aborym per il futuro. Concludi pure come preferisci.

M.Fabban: Grazie per il supporto e per l’intervista. Continuate a far parte del movimento underground estremo attraverso la vostra ‘zine e non bramate di diventare una grossa ed imponente rivista. Il vero underground è nelle mani di gente come voi e nelle mani di zines come la vostra. Total death and no fuckin mercy.