05-08-2006, WACKEN.

Gli Emperor sono, in assoluto, il mio gruppo preferito. Uno dei miei più grandi rimpianti era sempre stato quello di non essere riuscito a vederli ai tempi delle loro calate in terra italica. Una volta saputo che si erano riformati per suonare in qualche festival, la decisione di andare nella tranquilla cittadina tedesca è stata automatica ed inevitabile. E mai decisione fu più azzeccata! Il Wacken è un’esperienza che qualunque metallaro degno di tale nome dovrebbe fare, almeno una volta nella vita. Solo stando lì si può capire cosa sia un festival metal. Certo, margini di miglioramento ci sono (manca la corrente nel campeggio e i cessi fanno schifo) ma, alla luce di quello che viene offerto, uno non ci bada neanche. Quest’anno, per la prima volta, è stato registrato il sold out. E visto il bill, non mi meraviglia. In ambito estremo, oltre agli Emperor riformati, c’erano i Celtic Frost,, i Morbid Angel con Dave Vincent, gli Amon Amarth, i Finntroll, i Bloodthorn, giusto per citare qualche nome. Per gli amanti del rock c’erano gli Scorpions e i Whitesnake. E proprio durante lo show di questi, io ho preso posizione davanti al Black Metal Stage, dove si sarebbe esibito, dalle 21:45 alle 23:00, lo storico combo norvegese. Mentre Coverdale cantava, io mi sono goduto il sound check, chiedendomi che tipo di show avrebbe offerto il gruppo, che il pomeriggio, al Meet and Greet, si era mostrato tutto sorridente. Alle 21:45 precise parte l’intro di “In The Nightside Eclipse” e l’agitazione tra il pubblico sale, tanto che due tipi hanno quasi fatto a cazzotti per una questione di posto. Finito l’intro, partono esplosioni e fiamme e, soprattutto, attacca “The Burning Shadow Of Silence”. L’acustica del Black Metal Stage, finalmente, è perfetta e le trame sonore intessute dagli strumenti sono perfettamente distinguibili (non a tutti i gruppi è andata così). La voce di Ihsahn si staglia acuta sulla musica, anche se, seppur a malincuore, devo riconoscere che non è più quella di un tempo. Ma, del resto, con i Peccatum fa altro rispetto agli Emperor, quindi era lecito aspettarsi un minimo calo. A seguire “Curse You All Men”, suonata con non poca violenza: impossibile non condividere l’espressione soddisfatta dipinta sul volto di Ihsahn. É poi la volta di “Thus Spake The Nightspirit”, seguita da “In The Wordless Chamber”, unica canzone tratta da “Prometheus”. E giustamente, aggiungo. Non che sia un brutto album, ma l’ultimo full lenght targato Emperor fu scritto solo da Ihsahn. Onestamente, a un mese e mezzo di distanza, non ricordo l’ordine preciso della scaletta, ma le canzoni eseguite sono state: “Cosmic Keys To My Creations & Times”, “Beyond The Great Vast Forest”, “Towards The Pantheon”, “Ye Entracemperium”, “The Loss And Curse Of Reverence”, “With Strength I Burn”, “An Elegy Of Icarus”, “IX Aequilibrium”. Ad un certo momento Ihsahn si è allontanato per indossare delle spalline chiodate e con questa tenuta ha attaccato “I Am The Black Wizards”. Lo show si è concluso, come mi aspettavo, con “Inno A Satana”, cantata da tutto il pubblico. Alla fine del concerto ero col collo a pezzi e senza voce ,ma soddisfatto in pieno come tutti quelli che mi stavano attorno. Uno spettacolo reso ancor più bello dall’atmosfera circostante e reso unico dal fatto che il gruppo si limiterà a pochi concerti. Bisogna dar loro atto ai norvegesi che sono sempre stati una band credibile e seria, che ha seguito sempre con coerenza le proprie decisioni.