Cemetery Lights – Lemuralia

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Anche se è spesso vero che gli stili musicali sono caratteristici di un luogo, di una cultura o di una ben determinata epoca storica, occasionalmente questo assioma viene spezzato da bands che in qualche modo riescono ad andare oltre questo paradigma e ad inserirsi come anacronismo nel presente oppure eccezioni in altre realtà geografiche e culturali. In questo senso il progetto Cemetery Lights, one man band del tuttofare The Corpse, sebbene nato nel suolo nordamericano, per esattezza Rhode Island, in maniera convincente combina gli elementi musicali degli antenati del metallo occulto e oscuro, come gli italici Mortuary Drape, traendo ispirazione anche dai primissimi lavori dei Samael e dei Tiamat (prima che sfociassero nel loro dark rock con influenze gotiche), e li fonde con le tradizioni letterarie e la cultura dell’antica Roma, per creare qualcosa che risulta, al tempo stesso, riverente al passato e ugualmente rilevante per il presente. La mai sazia Nuclear War Now! Productions ci ha visto lungo e ha ristampato in formato tape questo esordio discografico che ha tutta l’aria di essere un demo di culto, nonostante sia uscito soltanto a maggio di quest’anno. I Lemuria o Lemuralia erano feste dell’antica Roma, che venivano celebrate il 9, l’11 e il 13 maggio, per esorcizzare i lemuri, ossia gli spiriti dei morti della religione romana, considerati come vampiri, anime che non riescono a trovare riposo a causa della loro morte violenta. Secondo il mito tornavano sulla terra a tormentare i vivi, perseguitando le persone fino a portarle alla pazzia.

Ad aprire le danze, in tutti i sensi, è “Charite’s Revenge”, dove le influenze sopra citate sono palpabili e i testi fanno riferimento a un racconto tratto dall’antico romanzo latino “Le Metamorfosi” di Apuleio. I tempi sono serrati e plumbei e la titletrack, con il suo incedere funereo, spiega un rituale serale per il “festival Lemuralia”. Con “Necrophilosoph” si apre il lato B della tape, che assume risvolti più prettamente black e primordiali: i tempi si velocizzano ma l’aura oscura che impregna l’aria rimane immutata. Queste ultime due tracce ricordano alla distanza i primissimi lavori dei Tiamat per atmosfere e pathos; in questo caso il tema trattato sono i riti praticati da un negromante sul Lago d’Averno, che veniva considerato ai tempi un ingresso all’oltretomba, come pure raccontato da scrittori come Cicerone, Virgilio e Igino.  A conclusione del rito, impossibile non citare “Accursed Funeral”, una supplica a Dīs Pater, dio romano degli inferi, per prendere la vita dell’Imperatore Nerone, dove up tempos si uniscono a rallentamenti al limite del doom, trascinandoti senza pietà alla fine dell’ascolto. “Lemuralia”, complici una produzione pulita ma che suona retrò al punto giusto (unica pecca è l’eccessiva artificiosità dei suoni di batteria), una cover art di impatto e a tema (che riporta la maschera dell’Orco del Bosco Sacro di Bomarzo, in Provincia di Viterbo), risulta essere un ascolto piacevole ed efficace. Si fa apprezzare la volontà di impregnare il suono con melodie di altri tempi, funeree e oscure, pregne di malvagità, e da questo punto di vista il risultato è stato centrato. Di sicuro non un ascolto facile ma che ci lascia ben presagire circa il futuro di questa one man band.