16-12-2006, Teatro Dell’Applauso – Guidonia (RM)

Ero già stato in questo locale, in occasione della discesa dei Nargaroth e ho subito notato un clima leggermente meno soffocante rispetto a quello di settembre. Il che è una cosa non da poco, date le ristrette dimensioni del locale.

Ad iniziare la serata ci pensano, esattamente come due mesi fa, i romani VIDHARR. Il gruppo, stavolta, gode di una regolazione di suoni come si deve e non di una specie di pastone informe e caotico. Inoltre si nota una maggiore coesione tra gli elementi della band (ai quali va anche il plauso per il miglior face-painting della serata), con il risultato, fondamentale, di un maggior impatto sonoro. Il problema del gruppo, tuttavia, resta lo stesso che avevo già notato due mesi or sono: le canzoni sono ottimamente strutturate ma mancano di quel “quid” che le faccia emergere. Anche se, però, le due nuove songs presentate per l’occasione sono esenti da tale difetto, essendo riuscite a convincermi appieno; se il gruppo continuerà in questa direzione, potrebbe togliersi delle belle soddisfazioni.

A seguire i MALFEITOR, gruppo che vede alla voce e basso Malfeitor Fabban, proprio quel Fabban che ha dato origine ai geniali Aborym (e, per chi li ricorda, ai Funeral Oration). In tale gruppo, tuttavia, non c’è spazio per gli sperimentalismi sonori o le divagazioni della più famosa band. Qui ci si trova ad ascoltare black metal nudo e crudo, che più tradizionale non si può. E visto il risultato finale, direi che va benissimo così. I pezzi convincono dal primo all’ultimo, forti di un impatto devastante. Ottima sia la cover di “Freezing Moon” sia quella dei Mysticum (purtroppo non ricordo il titolo del pezzo, scusate). Il gruppo ha lasciato soddisfatti tutti, tranne un tipo che, per tutto il concerto, è stato col dito medio alzato…

E’ poi la volta degli HIEMS, che vedono alla voce Algol (che della band, in realtà, è unico membro effettivo) e alla chitarra, per l’occasione, Argento degli Spite Extreme Wing. Il gruppo propone un ottimo old school black metal, che ha una grande presa sul pubblico. Ottimo tra l’altro il duetto tra Algol e Il Colonello in occasione dell’esecuzione di “The Reaper”. Tenuto conto che, in dieci anni d’attività, questo è il primo concerto degli Hiems e che neanche i problemi al basso (ad un certo punto non si sentiva più) hanno fermato la loro furia, direi che il gruppo va supportato incondizionatamente.

Per finire, il piatto forte della serata, i FORGOTTEN TOMB, uno dei gruppi iniziatori del filone depressive. E proprio perché capostipiti di questo genere, non mando tanto giù il fatto che Herr Morbid (voce/chitarra nonché fondatore e mente del gruppo) si presenti sul palco indossando una bandana e una maglia di Danzig. Ma quello che conta, ovviamente, è la musica! E qui il discorso cambia. Non sono del tutto sicuro che il depressive si adatti ad essere suonato dal vivo, ma i Forgotten Tomb lo fanno in maniera egregia, riuscendo a riprodurre le stesse atmosfere dei dischi. Le canzoni sono estratte quasi esclusivamente da “Springtime Depression” e “Love’s Burial Ground“. Vengono proposti solo sei brani, ma ognuno di oltre dieci minuti di durata. Tra i pezzi in scaletta, la title -track del prossimo album, “Negative Megalomania“, che segna un allontanamento dai territori del depressive, per avvicinarsi parecchio ai Katatonia. Se questo sia l’indirizzo di tutto l’album non so, ma la canzone in questione, per quanto stilisticamente differente, non sfigura assolutamente al fianco delle altre. Con mia gioia è stata eseguita “Subway Apathy”, una delle mie songs preferite. La conclusione è affidata a “Disheartenment”, tratta da debut album. Ottima la prestazione di tutti i musicisti, soprattutto di Algol, che dopo aver cantato con gli Hiems, ha pure suonato con i Forgotten Tomb. Unica nota negativa, un gruppo di 4-5 coglioni completamente ubriachi che si lanciavano sul pubblico. Ogni volta che vedo scene del genere mi chiedo certa gente che vada a fare ai concerti. A parte questo episodio negativo, direi che è stata una bella serata, che conferma ancora una volta la qualità delle bands nostrane.