Abyssous – Mesa

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Nuova mefitica creatura proveniente dalla sempre fiorente scena undroground tedesca, gli Abyssous sono un trio formato da Deathrader (basso, voce), Assassor (batteria) e Jonty Lava (chitarra), già membri di Heretic e Schafott, che ci propone un death metal fortemente tinto di nero, oscuro, fangoso e dal feeling orrorifico e vagamente lovecraftiano. Dopo aver pubblicato il demo di debutto, “…Smouldering”, nel 2012, i nostri vengono notati dalla sempre attivissima Iron Bonehead Productions, che ristampa quel lavoro l’anno successivo come full length, con l’aggiunta di alcune canzoni, ed ora mette in circolazione questa seconda fatica della band, presentata come un ep ma dalla durata paragonabile a quella di un album vero e proprio. Nonostante siano trascorsi ben cinque anni dalla precedente uscita, gli Abyssous non hanno cambiato le coordinate stilistiche della loro musica ed anche in questo nuovo “Mesa” si mantengono fedeli ad un suono paludoso, che sorge direttamente dai più reconditi e putridi anfratti di una catacomba decorata da mani ignote con misteriosi simboli esoterici, dando in pasto ai maniaci delle sonorità più marce e morbose cinque canzoni alternate ad altrettanti intermezzi ambientali, minacciosi ed inquietanti, che spezzano la tensione e creano un senso di attesa, conservando l’eco di antichi rituali. Quello che gli Abyssous confezionano è un buon lavoro, in linea con gli standard qualitativi attuali ma musicalmente legato a doppio filo ad una certa scuola death metal che dettava legge tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta ed in particolare a gruppi come Pestilence, Sinister, vecchi Morbid Angel e Incantation, senza che le influenze stilistiche, pur evidenti e ben percepibili, prendano in modo assoluto il sopravvento sulla personalità del gruppo trasformando la musica in mero e sterile omaggio.

Linee di chitarra semplici e dure, impregnate di un’atmosfera cupa e dissacrante, sezione ritmica minimale ma efficace nel dettare qualche buon cambio di tempo, vocione in screaming/growling decisamente cavernoso, qualche tagliente e fulmineo assolo sparso qua e là, inaspettatamente pulito, che non può non far pensare immediatamente agli Slayer degli esordi: questi sono gli ingredienti principali di “Mesa”, che vanno a delineare un suond che non disdegna affatto la violenza ed i passaggi più aggressivi e lanciati, a tratti molto più vicini al black che al death, ma che fa soprattutto della profondità opprimente e caotica il proprio maggior punto di forza, dando la sensazione che il disco proceda guardingo come un predatore in una palude, pronto a colpire a tradimento. Sensazione resa ancora più palpabile da una produzione soffocata e miasmatica, che sicuramente farà storcere il naso ai sostenitori della pulizia e della potenza ma che personalmente ho trovato approppriata al genere proposto, grezza e polverosa al punto giusto ma non eccessivamente approssimativa. Gli Abyssous, a conti fatti, svolgono abilmente il loro sporco lavoro senza voler risultare forzatamente e a tutti i costi originali, offrendo agli estimatori delle sonorità più sulfuree ed evocative un disco che cola letteralmente malefica umidità da ogni singola nota, regalandoci anche canzoni ben costruite e suonate con genuina attitudine. E questo, nell’odierno  panorama underground (per molti versi deprimente), non è cosa da poco. Ascolto sicuramente consigliato.

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