Sine Luce è una interessante one man band sarda che in poco tempo ha rilasciato due demo in cui viene esplorato il depressive black metal. Le due uscite, per alcuni aspetti ancora acerbe, lasciano comunque ben sperare per il futuro del progetto. Abbiamo sentito Alessandro, la mente che si cela dietro a Sine Luce, per approfondire l’oscuro messaggio che viene trasmesso attraverso la sua musica…

Sine Luce è un progetto musicale nato da poco tempo, quale sono state le tappe fondamentali della sua affermazione e quali motivazioni ti hanno spinto a creare questa band?

Il progetto Sine Luce è nato a tutti gli effetti nel giugno 2007, quindi abbastanza di recente, ma devo dire che la sua gestazione è stata piuttosto lunga e ricca di vicissitudini. Successivamente, nel giro di circa sei mesi, ho pubblicato i due demo “…sine luce…” e “L’Ombra Dell’Apparenza”, il primo uscito nell’agosto del 2007 ed il secondo a gennaio del 2008. La motivazione principale che mi ha spinto a dare vita a questo progetto, viene da una semplice ma fondamentale necessità di esternare, materializzare e metabolizzare in parole e frequenze, attraverso un processo decisamente catartico, tutto ciò che esistenzialmente è correlato a vissuti ed esperienze negative e sofferte. Una sorta di “cura” indispensabile!

La tua musica è accostabile ad un black metal molto opprimente, che si avvicina al depressive. Quali sono stati i gruppi che maggiormente ti hanno influenzato durante la stesura dei pezzi?

In riferimento alla tua affermazione devo dire che una delle mie aspettative principali è proprio quella di riuscire a creare in ogni canzone la giusta atmosfera che dia un sensazione claustrofobica e appunto opprimente all’ascoltatore. In questo senso, credo che un tocco importante l’abbia dato anche la registrazione e la produzione, ovattata e caotica, di questi due lavori. Per quanto riguarda le mie influenze musicali, posso dirti che gli ascolti “black metal” e affini rappresentano solo una parte (estremamente importante) dei miei interessi musicali, e in quanto tali delle mie potenziali influenze. Negli ultimi tempi le cose che girano di più nel mio lettore sono Musorgskij “Quadri di un’esposizione”, Throbbing Gristle, Sunn O))), Elend, K. Stockhausen, D. Galas, Shining, Limbo, Xasthur, Blut Aus Nord, Devil Doll, ecc. ecc.

I due lavori che hai rilasciato sono cantati in italiano, ci puoi parlare del loro concept?

Non è compito facile rispondere a questa domanda! Premetto che non entrerò nei dettagli dei testi, sia per motivi puramente personali sia perché preferisco lasciare all’ascoltatore-lettore la possibilità di interpretare e captare, secondo la sua “lente interiore”, i contenuti e le sfumature più profonde delle liriche, senza alcuna influenza esterna. Penso che i testi di entrambi i lavori contengano una componente piuttosto ambigua e non immediata, che si presta a svariate interpretazioni, rendendo l’ascoltatore-lettore costruttore attivo dei più svariati scenari mentali e delle diverse dimensioni emozionali evocate dalle sonorità e dalle parole. A questo proposito, non ritengo ci possa essere una interpretazione giusta o sbagliata. In “…sine luce” sono presenti due tematiche generali di fondo, anche se poi ogni singola canzone è slegata concettualmente dalle altre. La prima tematica rimanda a quella che può essere identificata in una posizione “individualista” e di sfiducia verso l’incontrovertibile natura “corrotta” dell’essere umano e la si può trovare in canzoni come “Eterno volo” o “Annegando lontano”. Il secondo tema si sviluppa partendo da un’analisi strettamente psicologica della sofferenza, una sofferenza generata da corrosivi ricordi e rimorsi o da un logorante stato di “pazzia” (“L’abisso della memoria”), una sofferenza imposta da circostanze inevitabili o autoindotta (“La cella del condannato”), una sofferenza data dal vuoto lasciato da una morte o ancora dalla frustrazione esistenziale che sfocia in suicidio (“La dimora del ricordo”). Il secondo demo, “L’ombra dell’apparenza”, è un concept che ruota attorno all’esperienza interiore di un ipotetico individuo e alla sua ricerca di consapevolezza e presa di coscienza della propria vita passata e presente. Il “viandante interno” compirà un “viaggio” tra i nodi dell’esistenza dell’individuo, tra inganni, follia e innumerevoli vuoti inspiegabili. Questo concept rappresenta anche una sorta di analisi e (auto)critica della società e degli automatismi che spingono ciascun individuo, meccanicamente e inconsapevolmente, verso il “nulla”.

In breve tempo hai rilasciato il demo omonimo Sine Luce e L’Ombra Dell’Apparenza, quali sono le maggiori differenze che hai potuto riscontrare tra i due lavori?

Prima di tutto, tra i due lavori c’è una differenza sostanziale nell’approccio, sia in fase compositiva che in fase di registrazione. Nel primo demo ha prevalso un approccio istintuale, diretto e caotico, mentre per “L’ombra dell’apparenza” il tutto è stato fatto in maniera più riflessiva. L’altra differenza importante sta nel fatto che il secondo demo è stato concepito come un vero e proprio concept, dove ho voluto sviluppare una specifica tematica, cercando di creare un continuum anche a livello musicale. Importante è anche l’introduzione nell’ultimo lavoro del synth e dei suoni campionati, soprattutto nei pezzi strumentali. Infine, a mio avviso, c’è stato un miglioramento (anche se minimo) nella qualità della registrazione, rispetto al precedente lavoro.

La produzione dei due demo è amatoriale ma opprimente ed efficace al punto giusto. Qual’è stato il processo di registrazione dei tuoi lavori?

La registrazione e la produzione dei due lavori è amatoriale, quindi presenta tutti i limiti e le imprecisioni di tale circostanza. Per “…sine luce”, la creazione dei pezzi ha coinciso spesso con la registrazione stessa dei pezzi. A pezzi ultimati ho successivamente scritto e adattato le liriche. Per il secondo demo è stato l’inverso; il concept e quindi i testi, erano già stati ultimati molto prima dell’inizio della composizione della musica. Sono stati in qualche modo i testi, e quindi il concept, a guidarmi nella stesura delle parti musicali e a modellarle. Come ti dicevo precedentemente, sono stati due approcci diametralmente opposti.

In futuro sarà possibile l’intruduzione nel progetto di altri membri o pensi che Sine Luce rimarrà una one man band?

Non saprei…mi trovo abbastanza bene a lavorare da solo (pur essendo ben conscio dei miei limiti!). Comunque non escludo in un futuro la possibilità di integrare qualche membro (in particolare un batterista in carne ed ossa) all’interno del progetto. Una collaborazione importante potrebbe sicuramente giovare al progetto Sine Luce.

Come giudichi la scena underground sarda? Ci sono realtà interessanti che ci vuoi segnalare?

Purtroppo non conosco bene la “scena” underground sarda e i vari gruppi. Sicuramente Urna, Locus Mortis e Arcana Coelestia, sono grandi realtà sarde.

Progetti per il futuro: cosa ci dobbiamo aspettare?

Proverò ad intensificare l’uso dei sintetizzatori e dei suoni campionati. Mi piacerebbe nel prossimo lavoro riuscire nella sperimentazione di nuove soluzioni, in particolare per quanto riguarda l’effettistica applicata alla chitarra e l’utilizzo del synth, ma anche per quanto riguarda nuove soluzioni a livello strutturale della canzone stessa e del mixaggio. Per il resto, non mi impongo né regole né inutili canoni da rispettare e seguire.

Le domande sono terminate, ti lascio spazio per concludere come preferisci…

Ti ringrazio per la disponibilità e lo spazio concessomi.