dal 31-07 al 02-08 2009, WACKEN.

Vreid
Endstille
Sarke
Borknagar
Amon Amarth
Enslaved

La mia salita in quel di Wacken è stata per lo più dovuta alla grandezza di quello che ad oggi è il più importante festival metal a livello mondiale e alla indubbia qualità che viene assicurata da una scaletta di eventi e concerti ricca e varia. In questa annata, che coincide con il 20esimo anniversario del Wacken, il black metal è stato messo leggermente da parte, ritagliandosi uno spazio di nicchia nel festival, e le realtà presenti non si possono di certo considerare altisonanti come era avvenuto nelle precedenti edizioni con Satyricon o Gorgoroth in evidenza. Ho comunque la possibilità di ascoltare dal vivo alcuni gruppi black interessanti, su cui svettano su tutti i Sarke di Nocturno Culto e gli Enslaved, che per il sottoscritto sono una band storica e di grande valore, certo, anche dal vivo.

Dopo un interminabile viaggio in macchina, aereo, metro e autobus, arrivo finalmente a Wacken. Sono le 7 di mattina del 31 Luglio. Il primo giorno non sono previsti gruppi black metal. Comunque la giornata è caratterizzata da buona musica e da tanta birra.

La mattina del secondo giorno, nello specifico, sono previsti Vreid ed Endstille. Nonostante l’orario non certo entusiasmante dei concerti (si inizia alle 11 di mattina) e la pioggia incessante che per tutta la notte è caduta rendendo l’area stage una fanghiglia, mi reco birra alla mano sotto al Black Stage, il palco dove suoneranno i Nostri a breve.

 

 

I VREID, sicuramente più conosciuti per la provenienza di 3\4 della band dai masterpiece black Windir partono con un buon piglio, nella loro proposta massiccia e granitica, che non disdegna momenti strumentali sì violenti ma anche struggenti. Cerco di catapultarmi nella Norvegia della Seconda Guerra Mondiale, con scarsi risultati. Non è facile fare colazione con quel black, ma nemmeno così male. Peccato per le atmosfere che i Nostri sono stati in grado di suscitare, prevedibilmente in parte svilite dal contesto.
Seppur penalizzati dalla posizione in scaletta non eccelsa, i Vreid sono riusciti a far presa sul pubblico presente, abbastanza numeroso considerando l’ora e il genere, ripercorrendo i loro 4 studio album con buona padronanza tecnica ed esecutiva. Quindi tutto sommato mi sento di dare un giudizio positivo sulla band di Hváll e soci. Punti di forza dei norvegesi: il buon impatto del suono, freddo e preciso, e l’alternarsi continuo fra momenti tirati e dal ritmo coinvolgente e attimi trascinati e malinconici. Buono il cantato in norvegese. Forse eliminabili i fraseggi troppo melodici che i Vreid ci propinano a tratti e in alcuni soli di chitarra, che stonano con la durezza del black. E’ un’idea personale. Non mancano le sfiammate sul palco, che danno ulteriore forza emotiva all’esibizione. Decisamente un buon risveglio, il mio, musicalmente parlando.

 

Non mi hanno fatto la stessa buona impressione gli ENDSTILLE, band di casa che forse è stata ingaggiata più per la sua provenienza che per l’effettiva (non eccelsa) qualità dimostrata. Mi presento questa volta a distanza maggiore dal palco principale del Metal Stage (il pubblico è raddoppiato rispetto ai Vreid) con l’ennesima birra della mattina in mano.
Senza infamia e senza lode l’attacco ferale degli Endstille che però, e purtroppo aggiungo, dopo un paio di pezzi sfocia in una scaletta con pezzi carichi di mid-tempos e riffs identici l’uno con l’altro. Insomma, essendo in sede live, e in una sede live particolare, che si nutre di dinamismo e di impatto, non ho gradito troppo questa scelta della scaletta. Inoltre, anche i brani più violenti solo difficilmente si avvicinano ad essere capolavori; un po’ monotoni e prevedibili in ultima analisi. Interessante e sempre gradito dal sottoscritto il face painting, da dire, in quanto conferisce teatralità all’esibizione. Per il resto, siamo di fronte al tipico black svedese, in questo caso non particolarmente brillante.
A metà concerto mi allontano a bere una birra e a mangiare qualcosa. Il muro sonoro targato Endstille continua ad arrivare, ma sempre più sbiadito. Non mi hanno convinto, i teutonici, se devo essere sincero.

All’una di notte circa, è previsto l’ingresso trionfale di Nocturno Culto nel White Stage; che sarebbe un capannone bianco, con a un capo un piccolo palco, posizionato all’interno della zona concerti, sulla sinistra. Caratteristico per la vicinanza dei cessi che, uniti alla fanghiglia, hanno reso quasi irraggiungibile tale palco, creando una specie di sabbia mobile fra l’entrata all’area stage e il capannone bianco.
I SARKE colpiscono, sulla carta, più per la loro formazione, per la storia di ogni componente, che per il genere che propongono (un black’n’roll abbastanza canonico) e, per l’occasione, avevamo una ulteriore sorpresa! Ve la svelerò in seguito.

Intanto i Sarke sono Nocturno Culto alla voce e chitarra, e Sarke dei Khold e Tulus al basso e batteria (in sede live alle quattro corde). Altri tre membri, tra cui un inaspettato tastierista, compongono il quintetto live che anima i Sarke. In studio, invece, è uscito proprio questo anno l’esordio della band “Vorunah”.
Purtroppo il mio stato psico-fisico a quell’ora e dopo due giornate di Wacken e dopo tanto alcool in corpo mi ha impedito di seguire in maniera lucida il concerto, ad ogni modo da quel poco che ricordo ho trovato buona l’idea di proporre un rock’n’roll molto debitore agli anni ottanta, in cui Nocturno Culto screma ulteriormente la linea stilistica intrapresa negli ultimi Darkthrone. Dunque musica che tiene sempre attento lo spettatore, bella prova dei membri della band, che si confermano musicisti di talento (non a caso fra le loro partecipazioni ci sono Satyricon e Dimmu Borgir), e atmosfera generale molto settaria (circa mille spettatori contro i quasi 100mila solitamente presenti nell’area concerti) e anche caratterizzata da un mood globale evocativo.
Dopo l’ennesima birra e la prima parte di concerto gustata a pochi metri dal palco mi accascio nella zona finale del tendone dove c’è pochissima gente a terra, sull’erba infangata, e mi godo la musica così. Alzandomi soltanto all’arrivo dello special guest (non me ne ero scordato, tranquilli) che è niente di meno che il mastermind dei Celtic Frost, Tom Gabriel. La parte finale dell’esibizione è stata carica e trascinante.

 

 

Poi sono tornato sull’erba-fanghiglia e ho ascoltato il resto del concerto. Tutto questo in poco più di mezz’ora, come da tradizione darkthroniana. Ovviamente poco aveva in comune la band di Fenriz e N.C. con questi Sarke; ma per un appassionato di black e di musica estrema generale vedere suonare sullo stesso palco due icone immortali del genere come Nocturno C. e G. Warrior non è male, davvero. Ottima nottata. Ma non è finita…
Erano ormai le 2 passate quando gli AMON AMARTH hanno attaccato a suonare. Io mi trovavo a distanze abissali dal palco (fortunatamente il Black Stage, il più vicino al tendone bianco). In lontananza, dietro ai musicisti, noto una nave vichinga che non era un’allucinazione alcoolica ma solo una parte della scenografia degli Amon… La gente era molta e faceva freddo e avevo fame e sete. Ho ascoltato solo tre pezzi del combo del Nord Europa, e devo dire che dopo un inizio in cui il suono approssimativo ha inciso negativamente sull’esibizione, appena sistemato questo particolare tecnico i Nostri erano praticamente identici ai loro studio album. Avrei voluto muovere il capo al ritmo dei tamburi scandinavi… ritmi di guerra, trascinanti, che fanno venire il bollore nel sangue… tutto vero, ma non ce la facevo più e me ne sono andato.
Poi ho preso una birra e sono uscito verso il camping per dormire, infangato e stanco ma soddisfatto. Dalla tenda si sentiva ancora la musica degli Amon Amarth, così ho ascoltato qualche altro minuto di battaglie di barbari e di altre situazioni movimentate e finite nel sangue, prima di cadere nel sonno più profondo, accompagnato dalle ritmiche di Fredrik Andersson e dal growl di Johan Hegg.

Vi dico subito che per il terzo e ultimo giorno di festival avrebbero dovuto suonare anche i Kampfar. Purtroppo come è avvenuto per qualche altro gruppo la band in questione non ha mai suonato. Me ne sono fatto una ragione e ho programmato la giornata. Fra le band che volevo ascoltare c’erano i Borknagar e gli immensi Enslaved.
Dopo una colazione pensatissima consumata alla città medievale con porcini, strutto, burro, patate rosolante nel grasso, peperoncini e chi più ne ha più ne metta, allietati da qualche rivisitazione in costume (purtroppo recitate in tedesco e per me incomprensibili), da piccoli concerti di band folk metal, e dagli immancabili litri di birra sono tornato all’interno dell’area concerti, poi mi sono addormentato sull’erba.
Sono stato svegliato dalla parte finale del concerto dei Rage, in cui compariva come ospite Schmier dei Destruction (col quale briandai qualche mese fa in quel di Pescara), tra l’altro e, dopo una birra, sono andato verso il Party Stage per ascoltare i BORKNAGAR che, nel frattempo, avevano già iniziato a suonare da qualche minuto.
Che dire, storici e caratterizzati da composizioni dove fa capolino qualche spunto folk, dall’andamento a sprazzi progressive e dalla proposta complessivamente articolata, i Borknagar non mi sono piaciuti per niente. Da sottolineare la poca spinta della loro musica, che sembra quasi approssimativa, con gli strumenti a rincorrersi, questo senza molta convinzione. I norvegesi deludono e non fanno presa, se non su una limitata schiera di affezionati che si agita sotto al palco. Cerco, dal canto mio, di risparmiare energie preziose. Così prendo una birra e mi siedo leggermente a distanza dalla “zona calda” di pubblico. Continua a non piacermi il modo in cui Vintesorg e soci intendono la musica, soprattutto dal vivo. Così verso la fine del concerto me ne vado a mangiare qualcosa, in attesa degli Enslaved, che suoneranno di lì ad un’oretta.

Arrivo letteralmente di corsa, avendo perso tempo a bere ancora, al Party Stage (il più piccolo dei tre grandi palchi del Wacken) quando la band originaria di Haugesund (Norway!) ha da poco attaccato a scapellare e suonare. Già gustati nel loro DVD “Return to Yggdrasill”, vengo quasi folgorato dall’incedere perfetto e anche un po’ psichedelico che ha la musica degli ENSLAVED. Prendo una birra.
Come da copione la scaletta ripercorre sia la nuova vena stilistica intrapresa dai Nostri da “Isa” in poi, con un black progressivo ed evocativo, ben accompagnato dalle luci soffuse e colorate, a tratti dalla sferzata vicking oriented, a tratti imbevuto di black metal “on your face” e indubbiamente vecchio stampo, che appunto è l’aspetto più diretto e primordiale della band. Gli Enslaved sono identici a come li avevo visti comodamente a casa, in poltrona, se non meglio. I classici della band vengono accompagnati anche dalle immagini del proiettore. Il pubblico (non troppo) riempie metà dell’area Party e stanco ma soddisfatto si muove e consuma le proprie ultime energie. Gli Enslaved sono davvero professionali e al contempo “caldi”, e assicurano una prova da manuale.

E’ notte fonda, il caprone di metallo appeso a metà dell’area in bella evidenza lancia alte le proprie fiamme, gente è distesa priva di sensi a terra, le prime tende vengono date alle fiamme, e gli Enslaved hanno da poco concluso il viaggio che interessa a noi estimatori del black metal. Sono stati presenti Tony Iommi, e tutti gli altri… Ho ascoltato per la terza volta in vita, la seconda in un mese, gli immensi Motorhead di Lemmy, i Testament di Chuck Billy e decine di altri concerti. Ho bevuto molti litri di ottima Beck’s… Oltre a questo, tante altre realtà hanno fatto vibrare le proprie corde, tanti altri palchi anche più piccoli hanno arricchito le giornate… tanti eventi minori e soprattutto tanta buona musica hanno animato l’estate di Wacken. Con più di 100mila spettatori a seguito e nessuno di questi che ti rompeva i coglioni.
Ma, come appena detto, il viaggio in terra teutonica, per noi, è terminato.