23-10-2009, Roma.

MARDUK + VADER + GUESTS

Di questo concerto, che sancisce il ritorno sui palchi italiani dei Marduk appena dopo l’uscita del loro nuovo disco, colpiscono vari aspetti. In primis, basta leggere il bill, salta all’occhio il nome Vader (c’era in scaletta prima di loro anche un altro gruppo death). Nonostante i polacchi siano indubbiamente una buona band, il genere da loro proposto è propriamente death metal, che nulla ha a che vedere col black degli headliners. Ci sono migliaia di band che suonano black, perché allora associare ai Marduk proprio i Vader? Mah, probabilmente per meri motivi di etichetta. Resta il fatto che l’accoppiamento proposto non mi è sembrato eccezionale.

Altra nota dolente della serata è il locale e l’organizzazione del locale. Tale Init Club, difatti, non mi diceva niente in quanto a concerti, e infatti si sarebbe presto rilevato un luogo inadeguato. Non voglio tirarla per le lunghe, ma una considerazione su questo problema tutto italiano va fatta, calcolando che la poca serietà del locale ha poi portato al taglio del concerto dei Marduk, anche se in minima parte.

Praticamente il locale, situato in zona centrale ma quasi priva di parcheggi, si spaccia per un circolo privato, ma fa pagare un birra 0.3 ben 4 Euro… oltre al prezzo spropositato per l’ingresso. Lo spazio non è molto, ma la gente presente è poca rispetto alle potenzilità dell’evento (ci saranno state un centinaio di persone), e cosa più grave, il suono viene affidato ai soliti incompetenti. Morale della favola: concerto molto costoso, suono pessimo (nonostante il buon impianto), palco minuscolo, ed esibizioni stroncate dall’arrivo dei doverosi controlli. E stiamo parlando di Roma.

I VADER partono con il loro death sfoggiando un’asta per il microfono decorata a mo’ di cassa toracica umana, con un grosso teschio metallico ad altezza microfono. La prova della band, sulla quale non mi dilungo troppo, è sufficiente, i musicisti sanno il fatto loro, ma la loro prova non è mai trascinante e convincente al 100%. Coplice ovviamente il suono ovattato, che però nel death è ancora sopportabile. Dunque una prova senza infamia e senza sole, per i Vader.

Finalmente giunge l’ora dei MARDUK, e la band sale sul palco senza alcuna scenografia, mostrando il classico corpse-painting. Le curiosità che avevo erano principalmente due, ovvero la prova dei nuovi membri della band, e l’impatto dei nuovi brani targati Marduk in sede live. Il frontman Mortuus è sicuramente il valore aggiunto dei Marduk odierni, almeno in questa sede. Dalla voce terrificante, supporta una prova globale sufficiente ma non particolarmente brillante della sua band. Del nuovo materiale, come prevedibile, vengono scelti i pezzi più sparati, che si mischiano col repertorio più vecchio della band, eccetto in qualche sporadico episodio dominato dai mid-tempos. Vengono riproposti anche brani datati, ma i Nostri si soffermano maggiormente sul loro disco più acclamato, “Panzer Division Marduk”, che sinceramente non penso sia il loro miglior lavoro. Avrei preferito qualche brano vecchio in più, ma tant’è, considerando che dopo un’oretta di musica i Marduk abbandonano il palco per non rientrare mai più…

Il suono ovattato, che enfatizzava solo i bassi, per un genere come il black che è per definizione “medioso”, è improponibile. La chitarra di Morgan praticamente non si sentiva, e il cantato era a volumi troppo bassi. D’altro canto c’è una band non al massimo della forma, un pubblico ridicolo e misero a livello di numero, e un locale, come già detto, inadeguato, che dal giorno successivo ha dovuto annullare i concerti in programma. Beh, meglio così, speriamo che chiuda definitivamente, e che i concerti di questo calibro un domani possano trovare location degne della loro reale caratura, non più organizzate da agenzie improvvisate.

E’ andata così, ma magari riusciremo a rivedere presto i Marduk in Italia, anche se dubito che torneranno a Roma dopo un’esperienza così mediocre, da attribuire in minima parte anche alla band svedese.