08-12-2009, Bologna.

SATYRICON + SHINING + DARK FORTRESS

Arrivo all’Estragon quando i DARK FORTRESS stanno terminando la loro performance, il locale è ampio e c’è già gente. I Dark Fortress sembrano granitici e aggressivi, anche se una sola canzone dal vivo non mi permette di giudicarli. Cito i Posthum, che hanno preceduto questa esibizione ma che non ho visto.

Dopo queste due band, almeno a quanto sapevo, erano previsti i Negura Bunget e invece arrivano subito gli SHINING. Avevo già visto la band svedese a Pescara qualche anno fa e questa seconda volta è stata nettamente peggiore della prima..

E’ finito ogni estremismo di Niklas Kvarforth a favore di una prova sì professionale e sufficiente ma senza quel pizzico di follia che lo aveva contraddistinto in passato. La scaletta prevede pezzi recenti, qualche novità, e pochi brani datati e lo stesso frontman motiva lo spettacolo rimaneggiato per via di un suo malessere fisico, che non gli permette di essere performante al massimo..

Ma i bei tempi in cui gli Shining erano veramente malati sono passati e questa esibizione è passabile e nulla più. Peccato, mi aspettavo molto di più, anche a livello scenico. Invece gli Shining, particolarmente svogliati e sciatti, oscillano sull’orlo della sufficienza…

Finalmente salgono sul palco gli headliners della serata, i SATYRICON.

“Repined Bastard Nation” apre le danze, dunque un pezzo a metà tra le sonorità recenti e quelle storiche della band norvegese. Il pubblico è diventato abbastanza numeroso (l’Estragon è bello grosso come locale) e lo spettacolo ha inizio, con Satyr che porta a spasso l’asta del microfono a forma di tridente..

Buon impatto, anche se c’erano piccoli problemi di sound, forse alle spie dei musicisti, che nei pezzi tirati facevano fatica ad andare all’unisono.

“The Wolfpack” e “Now, Diabolical” calmano un po’ la situazione, che sinceramente preferivo durante i tempi più tirati, e infatti ecco “Forhekset” che riscalda ancora gli animi. Segue un’altra pausa-birra “Black Crow On A Tombstone” e “Commando”, in cui si nota l’abilità di Mr. Satyr nel rendere partecipe il pubblico nei cori e nell’evolversi dei pezzi, molto più rock oriented adesso. “The Rite Of Our Cross” e “The Sign Of The Trident” seguono, “Supersonic Journey” ci riporta in piena “Rebel Extravaganza“, il che non nuoce. “Die By My Hand” e “The Pentagram Burns” fanno capire che i Satyricon di Satyr e Frost hanno puntato troppo sui pezzi nuovi.

Qualche classico in più non sarebbe dispiaciuto a nessuno. Il concerto finisce, ma poi i Nostri rientrano con… “K.I.N.G.”, ancora un pezzo della nuova era. Tocca dare la scossa finale a “Fuel For Hatred” e a “Mother North”, ormai cavallo di battaglia in sede live da anni, che risulta la canzone peggio suonata dell’intero concerto, probabilmente a causa di qualche problema nell’audio sul palco. Comunque il suono fuori viene bene, ma caotico a causa di un’esecuzione imperfetta, e i Satyricon concludono e salutano, assieme alla bella bionda alle tastiere che ha scapocciato per tutta l’esibizione, un pubblico numeroso e contento. Bel concerto, tutto sommato.