02-06-2010, Jailbreak (Rm)

Il concerto dei Guru Of Darkness è l’unico da me visto (che io ricordi) oltre all’esibizione dei Mayhem. La band siciliana è fautrice di un black metal abbastanza canonico. Le considerazioni che faccio sono di vario tipo: primo, sicuramente c’è di meglio rispetto alla band in questione e, nonostante sia un merito riuscire a venire fuori, non penso che questo nel loro caso sia dovuto alla qualità della musica proposta. Sicuramente ci sono di mezzo le etichette e le agenzie varie…

La band musicalmente è mediocre, poco tecnica. Ridicolo il chitarrista vestito da talebano e il cantante che eccede in gesti teatrali di cattivo gusto.

Musicalmente, come detto, non c’è molto da aggiungere. L’unico aspetto che ho gradito è stata l’atmosfera in alcuni stralci strumentali che è stata avvolgente e infernale. Di questo va dato merito alla band nostrana.

Comunque i Guru Of Darkness non sono determinanti per la serata, in quanto aspetto i Mayhem.

La formazione dei nostri è composta, oltre che da Hellhammer e Necrobutcher, da Attila “voce della morte” Csihar, e da due chitarristi sicuramente interessanti, musicalmente parlando; ovvero Morfeus dei Limbonic Art e Silmaeth dei Vorkreist, che effettivamente sono una band vicina alle ultime sonorità dei Mayhem. Dei Limbonic inutile parlare qui, la loro grandezza è indiscutibile.

La band inizia strumentale, avvolta da un alone blu, con “Pagan Fears”, un classico incentivato dall’ingresso di Attila, munito di tunica e cappio, che si mostra subito letale e violento. Il suono è discreto ed evocativo, ottimo impatto.

“My Death” salta al disco “Chimera“. Nonostante sia questo un pezzo che ben si presta alla riproposizione in sede live, devo dire che la differenza di atmosfera rispetto ai brani più datati si sente.

Ecco, così, che torniamo a “De Mysteriis Dom Sathanas”, fortunatamente ben rappresentato, con “Cursed In Eternity”. Davvero eccellente la riproposizione del brano, seguito poi dalla fucilata “A Time To Die”, che personalmente apprezzo moltissimo anche su disco, e “Illumitate Elimitate”, ancora dall’ultimo studio album.

Il pubblico mi infastidisce, ma non c’è troppa gente nel locale. Viene acclamato Necrobutcher, sicuramente il più improbabile tra i musicsti, che comunque mantiene un piglio totalmente dissociato, fornendo l’unica prestazione scarsa tra i musicisti, tutti ineccepibili. In effetti Necrobutcher è molto approssimativo, ma il black metal non è tecnicismo né bellezza, quindi poco male. Il complesso non ne risente.

Finalmente arriva “Freezing Moon”, l’esecuzione è sostenuta e Attila ha un modo di cantare che non consente mezze misure: o lo si ama, o lo si odia. Io l’ho sempre apprezzato, e riconosco anche in sede live la bontà del singer magiaro.

Tra “Anti”, “Silvester Anfang” e “Whore”, pezzo decisamente sottotono rispetto alla media del concerto, viene messa “Deathcrush”, che ci fa tornare ai fasti primordiali e grezzi della band norvegese dei primissimi tempi.

A terminare la serata non possono che esserci brani determinanti per la discografia dei Mayhem. “Buried By Time And Dust” è un pezzo decisamente violento e frontale, che nel riffing della seconda metà è davvero geniale. Godibilissima in sede live, dunque, la traccia viene seguita da “Carnage”, altro classico della band.

Arriva il momento di uno dei brani che ho da sempre apprezzato in modo particolare, ovvero “De Mysteriis Dom Sathanas”. Nonostante il suono un po’ impastato, di cui il brano risente particolarmente, tutto sommato era impossibile metterlo fuori dalla scaletta, degnamente chiusa da “Pure Fucking Armageddon”.

Il concerto dei Mayhem è stato di breve durata, altri 2 o 3 pezzi sarebbero stati graditi dal sottoscritto, ma comunque complessivamente mi ritengo soddisfatto dell’esibizione della band di Hellhammer, che riesce a centrare il bersaglio grazie soprattutto a quanto fatto fino al 1994, di certo non paragonabile all’era successiva, che vede i bei pezzi spalmati in maniera davvero rarefatta.

Un pezzo come “Anti” non è per niente male ad esempio, ma non è permeato da quel tocco esoterico che invece hanno i brani storici, che anche dal vivo appaiono ingigantiti dall’alone che si portano dietro, seppellito dagli anni, dalla polvere del tempo.

Concludendo e mettendo da parte inutili cavilli, questo è fottuto black metal, e un concerto del genere vale sempre la pena di essere vissuto, a prescindere dal contorno. Unico rammarico è la mancanza di qualche altro pezzo da “De Mysteriis…”, che avrei sentito volentieri per intero. Ma, come detto, anche se scarna, la data romana dei Mayhem si è rivelata un buon investimento in termini di tempo e denaro.