Metal Camp 10
10-07-2010, Tolmin (Slovenia)

IMMORTAL

Il Metal Camp 2010 è ormai trascorso da un po’ di mesi, e per il report ho deciso di soffermarmi soltanto sugli Immortal, tralasciando i pur buoni Behemoth e, questi senza troppa fatica, i gruppi black minori, particolarmente ridicoli e innocui.

Gli Immortal sono stati gli headliners del festival di quest’anno, e a buon ragione, e arrivano dopo 5 giorni di musica (in attesa del Magic Circle del giorno seguente e dei Manowar).

Il pubblico è quello delle grandi occasioni, dopo una giornata caldissima, con quelli che credo siano stati circa 7mila presenti degli 11mila totali del Camp, senza però intasare eccessivamente l’arena antistante il palco. In questo modo mi sono potuto soffermare a una distanza dalla band relativamente ravvicinata.

Prima di tutto cala il buio e il silenzio a Tolmin, in attesa di quelli che sono mostri sacri per il genere che rappresentano. C’è molta curiosità per vedere una band che è da poco risorta e con un passato davvero insuperabile affiancato alle ultime buone prove. Una musica epica fa da preludio all’ingresso di Horgh, quantomeno monumentale. Horgh che si dimostrerà mostruoso dietro le pelli…

In concerto si apre proprio con le rullate di Horgh, con l’opener dell’ultima fatica targata Immortal, quando Abbath e il bassista Apollyon fanno il loro ingresso e scandiscono le feroci note iniziali di “All Shall Fall”, preludio all’esplosione pirotecnica che illumina l’arena per l’attacco frontale del pezzo. Il tutto molto bello e riuscito se si considera la sede live.

Gli Immortal sono un power trio, c’è da dirlo, la sezione ritmica è perfetta, e Abbath riesce a sopperire agli errori strumentali con la sua genialità compositiva e con la sua tenuta del palco, davvero emblematica. In 3 gli Immortal spazzano via quello che c’è stato prima, per intensità e impatto. A tal proposito subito dopo gli Immortal ci tengo a citare l’ottima performance dei mai domi Overkill. Ma le aspettative che riponevo nella band di Abbath già da subito vengono mantenute.

Seguono “The Rise Of Darkness” e “Solarfall”, anche loro segnate dallo scream inconfondibile di Abbath, per scaldare definitivamente gli Immortal, che poi si lasciano andare ad un connubio recente, che ha due o tre riffs davvero memorabili, ovvero “Tyrants” e “Damned In Black”. Abbath scherza col pubblico con un piglio rock’n’roll direi, ma siamo alle porte dell’inverno, in attesa di altri capitoli della saga, questa volta un po’ più datati, già.

“Sons Of Northen Darkness” apre a “Pure Holocaust”, anche se personalmente ho sempre preferito “Unsilent Storms In the North Abyss” alla title track del disco. Che dire? Pezzo violentissimo.

“Hordes To War” e “Beyond The North Waves” ci guidano verso “Grim And Frostbitten Kingdoms” per un altro sano tuffo nel passato. Segue “Antartica”.

A conclusione l’epica “Withstand The Fall Of Time”, che dal vivo mantiene quei due o tre stacchetti che gelano le ossa, e alcuni scream davvero letali, e, per concludere in bellezza, “One By One”, che dal vivo è un pezzo macinaossa.

Così si conclude questo imperdibile live, col solo rammarico per la mancanza in scaletta di alcuni pezzi fondamentali. Tutto sommato gli Immortal hanno ripescato con saggezza dai ben 8 full della loro carriera fatta solo di alti. Con questi pensieri mi dirigo a prendere un’altra birra.

Così, il palco avvolto dalle tenebre, gli Immortal che salutano il pubblico dopo uno spettacolo indimenticabile, questo è uno dei ricordi che posso raccontare di questo festival, piacevole, estremo anche per quanto riguarda il modo in cui è stato affrontato dal sottoscritto, restano però 3 o 4 band che ricordo ancora in maniera (semi)nitida. E una di queste sono certamente gli Immortal, con l’immagine dell’Abbath in veste di mangiafuoco a darci un po’ di nostalgia dei tempi trascorsi.