Inquisition – Nerodia – Kyterion

13/04/2017, Traffic Live Club – Roma.

Gli Inquisition ormai da anni ci regalano sistematicamente nuove uscite discografiche ed esibizioni live, mantenendo tra alti e bassi un livello medio di qualità indiscutibile; stilisticamente non si sono mai discostati da quel modo di fare Black acquisito già dal loro secondo album, garantendo prodotti ispirati e registrati magistralmente. La particolarità dei Nostri è la formazione a due: chitarra (e voce) e batteria, l’andamento circolare e ipnotico dei brani e l’atmosfera evocativa che riescono a creare soprattutto dal vivo, dove probabilmente danno il meglio. Su disco sono presenti sovraincisioni di chitarra e non solo che dal vivo non possono per ovvi motivi essere emulate, quindi ritengo che i Nostri riservino alcune canzoni alla sede live e alcune siano meno rifacibili.

L’esibizione al Traffic li vede preceduti dai Kyterion, che non conosco e non ho avuto modo di ascoltare, e dai Nerodia, band romana che suona un blackened Thrash Metal; sicuramente bravi tecnicamente ma ancora non completamente padroni del palco, in questa occasione anche a causa di un missaggio dei suoni non ottimale, nonché fuori tema con la serata.

Siamo alla solita: il biglietto costa 20 Euro, una sorso di birra 5 Euro, tra poco costerà 5 Euro anche andare a pisciare… ma soprattutto, chi è il direttore artistico del Traffic? La qualità della serata, esclusi gli headliners, è bassa, a causa dell’organizzazione grossolana; la prima band suona prestissimo, la seconda non c’entra niente come genere e ha un suono impastato… il merchandising è quasi assente. Insomma, una situazione ancora non adeguata agli standard qualitativi del Nord Europa, e un monopolio che nella capitale non garantisce la competitività e quindi un incremento di qualità delle serate.

Gli Inquisition aprono con l’intro, “The force before darkness”, tratta dalla loro ultima fatica, che è il preludio (come su disco appunto) a “From chaos they came”. Per chi ha ascoltato il succitato disco saprà delle caratteristiche del pezzo, un brano ben arrangiato che alterna parti taglienti e veloci a intramezzi introspettivi, ottimo per aprire il concerto. Segue un’altra canzone spaccaossa, l’opener di “Nefarious…”, che mantiene il mood di violenza intatto. Si torna poi ancora indietro nel tempo con “Dark Mutilation Rites” che con mid-tempo monotoni e rituali, atti a spezzare un po’ e a dare atmosfera al live, prosegue fino all’accelerazione del pezzo successivo, che riporta il ritmo ferale… continua il live con pochissime chiacchiere e pescando i brani dalla folta discografia della band in alternanza tra i pezzi veloci, le accelerazioni e qualche ballad. Il suono è ottimo, potente e nitido e riesce a riempire tutte le frequenze, l’esecuzione praticamente perfetta e la resa finale pregevole. Il pubblico è attento, sopraffatto dalla poca aria all’interno del locale e dalla mancanza di alcol a sufficienza, si lascia andare a un accenno di pogo nel finale, ma nulla più. “Desolate funeral chant” rappresenta il secondo mid-tempo, questa volta ancora più epico e oscuro del primo, accentuando impercettibilmente il cantato pulito alternato al solito scream alla Abbath, si viene catapultati nell’universo infernale degli Antichi lovecraftiani.

L’esibizione continua senza sosta fino all’ultimo pezzo, tratto dal nuovo album “Bloodshed across the Empyrean Altar beyond the Celestial Zenith”, che sancisce la fine delle danze, senza bis. Un’esibizione fredda, diretta, impeccabile ed evocativa, che fa passare in secondo piano le tante stonature della serata.

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